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Automutilazione (NSSI – Non-Suicidal Self-Injury)

L’automutilazione, definita in ambito clinico come Non-Suicidal Self-Injury (NSSI), consiste nel danno intenzionale e autoinflitto al proprio tessuto corporeo, eseguito senza un’intenzione suicidaria e per scopi che non sono socialmente o culturalmente accettati. Sebbene nel linguaggio comune si utilizzi spesso il termine generico autolesionismo, la specifica non suicidaria è fondamentale per distinguere questi atti dai tentativi di togliersi la vita. Si tratta di un fenomeno complesso che si manifesta principalmente attraverso il taglio della pelle (cutting), ma può includere bruciature, graffi profondi, percussioni o l’interferenza con la guarigione delle ferite.

Caratteristiche e diffusione del fenomeno

L’NSSI è un comportamento che emerge con frequenza preoccupante durante l’adolescenza e la prima età adulta. La ricerca scientifica indica che :

  • Esordio : la maggior parte degli individui inizia a praticare l’automutilazione tra i 12 e i 14 anni, in una fase di profondo cambiamento biologico e psicologico.
  • Prevalenza : circa il 17-20% degli adolescenti riferisce di aver compiuto almeno un atto di autolesionismo nel corso della vita.
  • Differenze di genere : sebbene storicamente si ritenesse più comune nelle femmine, studi recenti mostrano tassi simili tra i generi nella popolazione generale, con una tendenza delle femmine a utilizzare il taglio e dei maschi a preferire l’urto o la bruciatura.

Le funzioni psicologiche dell’automutilazione

Contrariamente a quanto si possa pensare, l’automutilazione non è quasi mai un semplice gesto finalizzato ad attirare l’attenzione. Per chi la pratica, rappresenta spesso un tentativo disperato di regolazione emotiva. Le funzioni principali identificate dagli specialisti includono :

Sollievo dal dolore emotivo : il dolore fisico può fungere da distrazione da un’angoscia psicologica intollerabile. L’atto di colpirsi o tagliarsi sposta l’attenzione su una ferita visibile e gestibile, portando a un temporaneo senso di calma dovuto al rilascio di endorfine.

Comunicazione del disagio : l’NSSI può diventare un modo per rendere visibile un dolore interno che l’individuo non riesce a esprimere a parole. Le cicatrici diventano un simbolo tangibile di una sofferenza invisibile.

Autopunizione : in molti casi, specialmente in presenza di bassi livelli di autostima o sensi di colpa profondi, l’individuo utilizza l’autolesionismo per punire se stesso per fallimenti percepiti.

Correlazione con i disturbi alimentari (DCA)

Esiste una sovrapposizione significativa tra l’automutilazione e i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. Studi clinici rilevano che fino al 55% delle persone che praticano NSSI presenta anche comportamenti alimentari disfunzionali. Entrambe le condizioni condividono radici comuni, quali :

  • Difficoltà nella regolazione emotiva : l’incapacità di gestire emozioni negative intense porta alla ricerca di strategie di coping maladattive.
  • Oggettivazione del corpo : la tendenza a percepire il proprio corpo come un oggetto esterno da controllare o punire facilita l’atto di danneggiarlo, sia attraverso la restrizione calorica e il vomito, sia attraverso le lesioni fisiche.
  • Bassa autostima : un senso di valore personale svalutato è il terreno fertile su cui crescono entrambi i disturbi.

Diagnosi e approcci terapeutici

Il trattamento dell’automutilazione richiede un approccio multidisciplinare e non giudicante. È essenziale che i medici e i terapeuti valutino non solo la gravità delle ferite, ma soprattutto la funzione che il comportamento assolve per il paziente. Gli interventi d’elezione includono :

  • Terapia Dialettico Comportamentale (DBT) : specificamente progettata per gestire l’instabilità emotiva e i comportamenti autolesivi, insegnando abilità di tolleranza della sofferenza.
  • Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) : volta a identificare e modificare i pensieri disfunzionali che precedono l’atto autolesivo.
  • Supporto familiare : coinvolgere la famiglia è cruciale per creare un ambiente sicuro e validante che riduca la necessità per l’adolescente di ricorrere all’NSSI per comunicare il proprio malessere.
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