L’immagine corporea è un costrutto psicologico complesso che va ben oltre la semplice riflessione fisica che vediamo in uno specchio. Essa può essere definita come la rappresentazione mentale che ogni individuo ha del proprio corpo, una costruzione multidimensionale che integra percezioni, emozioni, pensieri e comportamenti legati all’aspetto fisico e alla funzionalità del corpo stesso. In ambito clinico, e specialmente nello studio dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, la comprensione dell’immagine corporea è fondamentale : essa rappresenta infatti uno dei principali fattori di mantenimento delle patologie alimentari.
Secondo i modelli teorici più accreditati in psicologia, l’immagine corporea non è un elemento monolitico, ma si articola in quattro dimensioni interconnesse :
Nei pazienti affetti da DCA, l’immagine corporea è spesso il perno attorno a cui ruota l’autostima. La valutazione di sé diventa indebitamente centrata sul peso e sulle forme corporee, portando a quella che viene definita eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo. Questo meccanismo spinge la persona a cercare un controllo estremo sull’alimentazione come unico modo per gestire il disagio legato alla propria immagine. La distorsione non riguarda solo la vista, ma può estendersi alla dimensione interocettiva e tattile, alterando il modo in cui la persona “sente” i segnali interni del corpo.
L’immagine corporea è un concetto dinamico che si forma sin dall’infanzia e subisce forti influenze esterne. I fattori socioculturali giocano un ruolo determinante : l’esposizione costante a ideali di bellezza irrealistici, oggi amplificata dai social media, favorisce il confronto sociale verso l’alto. Questo processo aumenta la discrepanza tra il sé reale (come ci si percepisce) e il sé ideale (come si vorrebbe essere), alimentando l’insoddisfazione. È importante sottolineare che questo fenomeno non riguarda solo il genere femminile, ma è in costante crescita anche tra gli uomini, spesso focalizzati sul raggiungimento di un ideale di muscolosità estrema.
Il trattamento clinico mira a scindere il valore della persona dal suo aspetto fisico. Interventi come la CBT-E o protocolli specifici come il Body Perception Treatment lavorano sulla regolarizzazione dei comportamenti di controllo e sull’accettazione della propria unicità. L’obiettivo non è necessariamente “amare” ogni centimetro del proprio corpo, ma raggiungere una neutralità corporea o una body functionality, ovvero imparare a valorizzare il corpo per ciò che è in grado di fare e per le sensazioni che permette di provare, piuttosto che solo per come appare esternamente.
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