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Controllo delle ossa (toccarsi costantemente clavicole o anche)

Nel contesto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DNA), il termine controllo delle ossa (spesso citato in letteratura inglese come bone checking) si riferisce a una specifica e persistente forma di body checking. Questa pratica consiste nel toccare, premere o scrutare ripetutamente parti del corpo dove le strutture ossee sono solitamente più visibili, come le clavicole, le anche (creste iliache), le costole, i polsi o le rotule. Sebbene possa apparire come un gesto distratto, in ambito clinico è considerato una manifestazione comportamentale della psicopatologia centrale dei disturbi alimentari : l’eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo.

La funzione del controllo delle ossa

Per una persona che soffre di Anoressia Nervosa o altri disturbi caratterizzati da una forte spinta al sottopeso, il controllo delle ossa funge da “termometro” della propria magrezza. Poiché il peso sulla bilancia può fluttuare per ragioni fisiologiche (ritenzione idrica, ciclo mestruale), la prominenza delle ossa viene percepita come una prova oggettiva, tangibile e immutabile dello stato di magrezza. Questo comportamento risponde a diversi bisogni psicologici :

  • Ricerca di rassicurazione : toccare una clavicola sporgente fornisce un sollievo momentaneo dall’ansia di aver “preso peso” dopo un pasto.
  • Riduzione dell’incertezza : in un corpo percepito come “fuori controllo”, la durezza dell’osso offre una sensazione di certezza e stabilità.
  • Monitoraggio costante : serve a individuare minimi cambiamenti nella composizione corporea che non sarebbero visibili a occhio nudo.

Il paradosso del body checking

La ricerca scientifica ha evidenziato un fenomeno paradossale : più una persona controlla il proprio corpo, più aumenta la sua insoddisfazione corporea e la sensazione di essere “grassa”. Questo accade perché il controllo ripetuto focalizza l’attenzione selettiva su presunti difetti o su aree specifiche, amplificandone la percezione negativa. Inoltre, studi sperimentali dimostrano che il controllo frequente riduce la fiducia nella propria memoria : la persona sente il bisogno di ricontrollare pochi minuti dopo perché non “si fida” più della sensazione di magrezza appena percepita, alimentando un ciclo compulsivo simile a quello del disturbo ossessivo-compulsivo.

Conseguenze psicologiche e rischi

Il controllo costante delle ossa non è un comportamento innocuo, poiché agisce come un potente fattore di mantenimento della malattia. Le principali conseguenze includono :

  • Aumento dell’ansia : se l’osso appare meno prominente (magari solo per la posizione del corpo), scatta un allarme emotivo che può portare a restrizioni alimentari ancora più severe.
  • Isolamento sociale : il bisogno di controllare il corpo può diventare così impellente da distogliere l’attenzione dalle conversazioni o dalle attività quotidiane.
  • Distorsione dell’immagine corporea : la visione d’insieme del corpo viene persa a favore di una frammentazione in “pezzi” da monitorare, peggiorando la dismorfia corporea.

Trattamento e superamento

All’interno di percorsi terapeutici specializzati, come la terapia cognitivo-comportamentale migliorata (CBT-E), il controllo delle ossa viene affrontato direttamente. Il primo passo è la psicoeducazione, che aiuta il paziente a comprendere come questo gesto alimenti il disturbo anziché placarlo. Le strategie comuni prevedono :

  • Monitoraggio : annotare quante volte e in quali situazioni si manifesta l’impulso a toccarsi le ossa.
  • Sospensione del comportamento : l’obiettivo è interrompere gradualmente la pratica (spesso con la tecnica del “cold turkey” o sospensione immediata) per imparare a tollerare l’ansia senza ricorrere al controllo fisico.
  • Spostamento dell’attenzione : imparare a vedere il corpo nella sua interezza e funzionalità, piuttosto che come un insieme di ossa da misurare.

In sintesi, il controllo delle ossa è un segnale d’allarme significativo che richiede attenzione clinica, essendo un pilastro invisibile ma solido della prigione psicologica creata dai disturbi alimentari.

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