L’evitamento cibi “contaminati” o “grassi” rappresenta una delle manifestazioni comportamentali più comuni e complesse nell’ambito dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA). Questo comportamento non si limita a una semplice preferenza alimentare, ma si configura come una restrizione sistematica guidata da paure profonde, ossessioni o dispercezioni cognitive. Sebbene l’evitamento possa apparire simile in diverse patologie, le motivazioni sottostanti variano significativamente a seconda che si tratti di Anoressia Nervosa, Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) o ARFID (disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo).
Nelle forme classiche di disturbo alimentare come l’Anoressia Nervosa e la Bulimia Nervosa, l’evitamento dei cibi considerati “grassi” o ipercalorici è strettamente legato alla dismorfofobia e alla paura intensa di ingrassare. In questo contesto, i grassi vengono categorizzati come fear foods (cibi temuti), ovvero alimenti che innescano un’ansia immediata e pensieri intrusivi legati alla perdita del controllo e alla modificazione dell’immagine corporea.
Le caratteristiche principali di questo tipo di evitamento includono :
Quando l’evitamento riguarda cibi percepiti come “contaminati”, la matrice del comportamento è spesso di natura ossessiva o legata alla sicurezza igienica. Questo fenomeno è frequente nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo e nell’Ortoressia Nervosa, dove la preoccupazione non riguarda necessariamente il contenuto calorico, ma la purezza e la qualità dell’alimento.
La “contaminazione” può essere intesa in vari modi :
Nel disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo (ARFID), l’evitamento non è guidato dalla preoccupazione per il peso, ma da fattori sensoriali o timore di conseguenze avverse. Un individuo può evitare cibi “grassi” perché ne trova sgradevole la consistenza untuosa o viscosa (evitamento sensoriale), oppure può temere che certi cibi siano contaminati perché associa il loro consumo a precedenti esperienze di soffocamento, vomito o reazioni allergiche (paura delle conseguenze negative).
L’evitamento sistematico di intere categorie alimentari porta inevitabilmente a un deficit nutrizionale significativo e a una marcata interferenza con il funzionamento psicosociale. La persona tende a isolarsi, evitando situazioni conviviali per non dover affrontare il contatto con i cibi temuti.
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