La frequenza cardiaca a riposo (FCR) rappresenta il numero di battiti che il cuore compie in un minuto mentre l’organismo si trova in uno stato di totale relax psicofisico. In ambito clinico, questo parametro è considerato uno dei principali segni vitali, insieme alla pressione arteriosa, alla temperatura corporea e al ritmo respiratorio. Nei soggetti che soffrono di disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA), il monitoraggio della frequenza cardiaca assume un valore diagnostico e prognostico fondamentale, poiché riflette l’adattamento del sistema cardiovascolare allo stress metabolico o alla malnutrizione.
Per un individuo adulto sano, i valori normali della frequenza cardiaca a riposo oscillano solitamente tra i 60 e i 100 battiti per minuto (bpm). Quando la frequenza scende costantemente sotto i 60 bpm si parla di bradicardia, mentre quando supera i 100 bpm si definisce tachicardia. È importante notare che :
Nel contesto dei DCA, la frequenza cardiaca a riposo subisce alterazioni significative dovute ai meccanismi di compensazione del corpo. In pazienti affetti da anoressia nervosa o soggetti a una marcata restrizione calorica, è estremamente comune riscontrare una bradicardia sinusale profonda. Questo avviene perché l’organismo, entrando in una sorta di modalità di “risparmio energetico”, riduce il lavoro del muscolo cardiaco per preservare le poche calorie disponibili. Al contrario, in quadri di bulimia o binge eating, possono verificarsi episodi di tachicardia o aritmie legati a squilibri elettrolitici (come la carenza di potassio) causati dalle condotte di eliminazione.
La scienza ha ampiamente dimostrato che una riduzione cronica dell’apporto energetico induce un rallentamento del metabolismo basale e, di riflesso, della frequenza cardiaca. Durante il celebre Minnesota Starvation Experiment, i partecipanti mostrarono una drastica riduzione dei battiti al minuto come risposta alla denutrizione. Questo fenomeno può portare a complicanze severe come :
Per ottenere un dato affidabile della propria frequenza cardiaca a riposo, la procedura ideale prevede la misurazione al mattino appena svegli, prima di alzarsi dal letto e di assumere qualsiasi sostanza stimolante. È possibile utilizzare strumenti digitali come il saturimetro o il cardiofrequenzimetro, oppure procedere manualmente rilevando il polso radiale o carotideo. La tecnica manuale consiste nel :
Il monitoraggio della frequenza cardiaca a riposo non è solo una pratica sportiva o di fitness, ma uno strumento di screening per la salute generale. Una frequenza persistentemente elevata a riposo è spesso correlata a un aumento del rischio cardiovascolare, mentre una frequenza troppo bassa in un soggetto non allenato deve sempre indurre a un approfondimento medico, specialmente se accompagnata da stanchezza cronica o disturbi dell’umore. Nel percorso di recupero da un disturbo alimentare, il ritorno della frequenza cardiaca a valori di normalità è uno degli indicatori più positivi di ripresa metabolica e fisica.
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