Nel contesto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA), il termine glicemia assume un’importanza che va ben oltre la semplice misurazione biochimica del glucosio nel sangue. Sebbene sia un parametro fondamentale per la medicina generale, per chi soffre di patologie come il diabete di tipo 1 o di tipo 2 in concomitanza con un disturbo alimentare, la gestione della glicemia può diventare il fulcro di una pericolosa lotta per il controllo del peso e dell’immagine corporea.
La glicemia indica la concentrazione di glucosio nel sangue, la principale fonte di energia per le cellule del nostro organismo, in particolare per il cervello. Questo valore è regolato da un raffinato sistema ormonale in cui l’insulina gioca il ruolo principale, permettendo al glucosio di entrare nelle cellule e riducendone la presenza nel circolo ematico. In condizioni di digiuno o di restrizione alimentare tipiche di molti DCA, il corpo attiva meccanismi di emergenza per mantenere livelli di glicemia stabili, attingendo alle riserve di grasso e muscoli.
Il legame tra il controllo degli zuccheri e il comportamento alimentare è bidirezionale e complesso. Quando una persona vive con una patologia cronica come il diabete, la necessità medica di monitorare costantemente la glicemia e il contenuto di carboidrati nei pasti può involontariamente agire come un trigger per lo sviluppo di un disturbo alimentare. L’ossessione per i numeri, le etichette nutrizionali e il peso corporeo può trasformare una gestione sanitaria necessaria in un comportamento ossessivo.
Le principali dinamiche che coinvolgono la glicemia nei DCA includono :
La disregolazione cronica della glicemia causata da comportamenti alimentari disfunzionali non è priva di conseguenze gravi. Livelli di glucosio troppo alti o troppo bassi possono danneggiare seriamente l’organismo nel breve e nel lungo periodo. Tra i rischi principali troviamo :
Trattare un disturbo alimentare quando è coinvolta la gestione della glicemia richiede un’equipe multidisciplinare composta da psicoterapeuti, dietisti e medici specialisti (diabetologi). L’obiettivo non è solo stabilizzare i parametri biochimici, ma anche aiutare il paziente a svincolare il valore della propria identità dai numeri sulla bilancia o sul glucometro. La terapia cognitivo-comportamentale (CBT-E) mira a regolarizzare l’alimentazione per evitare picchi e cali glicemici che innescano l’impulso alla restrizione o all’abbuffata, promuovendo un rapporto più sano e meno punitivo con il cibo e con la propria salute fisica.
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