Nel contesto dell’era digitale, i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA) hanno trovato nuovi e pericolosi spazi di diffusione all’interno di piattaforme di messaggistica istantanea. I gruppi WhatsApp e Telegram segreti rappresentano l’evoluzione dei vecchi blog pro-ana e pro-mia, configurandosi come comunità chiuse e criptate dove adolescenti e giovani adulti condividono pratiche di restrizione estrema, metodi di eliminazione e strategie per nascondere la malattia ai familiari e ai medici. Il monitoraggio di questi spazi è diventato una priorità per specialisti, genitori e forze dell’ordine, data la velocità con cui i contenuti dannosi possono circolare e influenzare soggetti vulnerabili.
Questi gruppi non sono facilmente accessibili tramite una semplice ricerca sul web. Spesso l’accesso è regolato da rigidi protocolli di selezione volti a garantire la segretezza e l’omogeneità del gruppo. Le dinamiche interne si basano su :
Sebbene entrambe le piattaforme siano utilizzate, Telegram è spesso preferito per la gestione di queste comunità a causa delle sue chat segrete e della possibilità di creare canali con migliaia di utenti mantenendo un certo grado di anonimato. La crittografia end-to-end e la funzione di autodistruzione dei messaggi rendono il lavoro di monitoraggio e repressione delle autorità estremamente complesso. Al contrario di social network come Instagram o TikTok, che hanno implementato algoritmi per oscurare hashtag pericolosi, le app di messaggistica rimangono zone d’ombra dove la pro-anorexia (pro-ana) e la pro-bulimia (pro-mia) possono proliferare senza filtri.
Il monitoraggio di questi gruppi non deve essere inteso solo come un’azione repressiva, ma come uno strumento fondamentale di prevenzione e intervento precoce. Le ragioni principali per cui è necessario prestare attenzione a questi fenomeni includono :
Dal punto di vista legale, in molti paesi si sta discutendo l’introduzione di reati specifici legati all’istigazione ai disturbi alimentari tramite il web. Gli amministratori di questi gruppi, che spesso sono essi stessi persone affette da DCA in una fase di forte negazione, possono incorrere in gravi sanzioni per aver promosso comportamenti autolesivi. Clinicamente, il trattamento deve tenere conto del fatto che il paziente potrebbe essere immerso in una comunità virtuale che rema contro la guarigione, rendendo necessaria una ristrutturazione cognitiva che includa l’educazione all’uso critico dei media digitali e l’allontanamento da questi ambienti tossici per ritrovare una connessione sana con la realtà e con il proprio corpo.
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