Nel percorso di cura dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA), la prevenzione delle ricadute, spesso indicata con il termine inglese relapse prevention, rappresenta una fase fondamentale e strutturata del trattamento. Non si tratta di un semplice augurio di benessere, ma di un insieme di strategie cognitivo-comportamentali progettate per aiutare l’individuo a mantenere i risultati raggiunti e a gestire i momenti di vulnerabilità. Questo approccio, originariamente sviluppato da G. Alan Marlatt, vede la ricaduta non come un fallimento catastrofico, ma come un processo che può essere compreso, previsto e interrotto.
Un concetto cardine della relapse prevention è la distinzione tra il cosiddetto scivolone (lapse) e la ricaduta vera e propria (relapse). Questa differenza è cruciale dal punto di vista psicologico :
L’obiettivo della terapia è insegnare al paziente a trasformare lo scivolone in un’occasione di apprendimento, evitando l’effetto di violazione dell’astinenza, ovvero quel meccanismo mentale per cui, dopo un piccolo errore, la persona pensa : “ormai ho rovinato tutto, tanto vale continuare a stare male”.
La prevenzione efficace inizia con l’identificazione dei trigger, ovvero di quelle situazioni, emozioni o pensieri che aumentano la probabilità di tornare ai sintomi del disturbo alimentare. Le situazioni ad alto rischio possono essere :
La ricerca clinica ha dimostrato che la ricaduta non è un evento improvviso, ma un processo che attraversa tre stadi principali :
In primo luogo, la ricaduta emotiva : la persona non sta pensando coscientemente di ricominciare con i sintomi, ma le sue emozioni e i suoi comportamenti stanno preparando il terreno. I segnali includono l’isolamento, la scarsa cura di sé e l’irrigidimento del pensiero.
Segue la ricaduta mentale : si vive un conflitto interiore tra il desiderio di guarire e la tentazione di tornare ai vecchi comportamenti. In questa fase compaiono il craving (desiderio impulsivo), la minimizzazione delle conseguenze negative passate e la pianificazione segreta del comportamento disfunzionale.
Infine, avviene la ricaduta fisica : si torna concretamente a praticare le condotte del DCA. La prevenzione delle ricadute mira a intervenire preferibilmente nei primi due stadi, dove il controllo è ancora maggiore.
Per affrontare le sfide del mantenimento, la CBT-E (terapia cognitivo-comportamentale migliorata) e altri approcci specialistici forniscono strumenti specifici :
Oltre alle tecniche comportamentali, la relapse prevention lavora sul potenziamento della self-efficacy, ovvero la fiducia della persona nella propria capacità di gestire situazioni difficili senza ricorrere ai sintomi del DCA. Costruire una vita piena, basata su valori che vadano oltre il peso e la forma del corpo, è il fattore di protezione più potente a lungo termine. La guarigione non è un processo lineare, ma un cammino in cui ogni sfida superata rinforza la resilienza dell’individuo, rendendolo capace di abitare il proprio corpo e le proprie emozioni con rinnovata consapevolezza.
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