Nel percorso di cura dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA), le figure dello psicologo e dello psicoterapeuta sono pilastri fondamentali. Sebbene nel linguaggio comune i due termini siano spesso usati come sinonimi, essi indicano professionisti con percorsi formativi, competenze cliniche e responsabilità legali differenti. Comprendere queste distinzioni è cruciale per chiunque cerchi aiuto, poiché garantisce che la persona riceva l’intervento più appropriato per la propria specifica condizione di sofferenza.
Lo psicologo è un professionista laureato in psicologia che, dopo aver completato un tirocinio post-laurea e aver superato l’esame di Stato, risulta iscritto alla sezione A dell’Albo professionale. Il suo raggio d’azione è definito dalla legge : si occupa di prevenzione, diagnosi, attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico. In sintesi, lo psicologo lavora per migliorare il benessere emotivo e la qualità della vita attraverso :
Tuttavia, è fondamentale sottolineare che lo psicologo non curante non è abilitato a trattare le psicopatologie attraverso la psicoterapia. Sebbene possa diagnosticare un disturbo alimentare, il suo intervento si ferma al supporto e alla gestione del disagio, a meno che non abbia conseguito il titolo aggiuntivo di psicoterapeuta.
Lo psicoterapeuta è uno psicologo (o un medico) che ha scelto di proseguire la propria formazione frequentando una scuola di specializzazione post-laurea della durata di almeno quattro anni, riconosciuta dal MIUR. Durante questo percorso, il professionista acquisisce competenze specifiche in un particolare modello clinico (come la terapia cognitivo-comportamentale, la psicoterapia sistemico-relazionale o la psicoanalisi) e svolge centinaia di ore di tirocinio clinico supervisionato.
Lo psicoterapeuta è l’unico professionista, insieme allo psichiatra, abilitato per legge alla cura dei disturbi psicopatologici. Il suo intervento mira a produrre un cambiamento profondo e duraturo nella struttura della personalità o nei meccanismi che mantengono i sintomi. Nel contesto dei DCA, lo psicoterapeuta lavora su :
La distinzione tra queste figure diventa operativa nel tipo di “contratto” terapeutico. Mentre il sostegno psicologico può essere focalizzato su un obiettivo a breve termine e sulla gestione del presente, la psicoterapia affronta la complessità del disturbo alimentare come una patologia multifattoriale. Lo psicoterapeuta possiede gli strumenti tecnici per intervenire sulla causa del sintomo e non solo sulla sua manifestazione superficiale.
Un’altra differenza comune riguarda la prescrizione di farmaci : né lo psicologo né lo psicoterapeuta (se di formazione psicologica) possono prescriverli. Se il percorso richiede un supporto farmacologico, queste figure devono collaborare con uno psichiatra o un medico specializzato.
Nella cura dell’anoressia, della bulimia o del disturbo da binge eating, l’efficacia del trattamento dipende spesso dalla sinergia tra diversi specialisti. Lo psicoterapeuta non lavora in isolamento ma si coordina costantemente con il nutrizionista, il medico internista e, se necessario, lo psichiatra. Questo approccio a “rete” assicura che il paziente sia sostenuto sia dal punto di vista biologico-metabolico che da quello psicologico, riconoscendo che la guarigione reale passa attraverso l’integrazione di mente e corpo.
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