Nel contesto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA), la terapia farmacologica non rappresenta quasi mai l’unico intervento risolutivo, ma si configura come un prezioso strumento di supporto all’interno di un percorso di cura multidisciplinare. L’obiettivo dell’uso dei farmaci è triplice : ridurre i sintomi cardine del disturbo (come le abbuffate o l’ossessione per il peso), gestire le complicanze mediche e trattare le frequenti comorbidità psichiatriche, tra cui spiccano la depressione, l’ansia e i disturbi ossessivo-compulsivi.
Ad oggi, non esiste un farmaco specifico approvato dalle autorità regolatorie (come FDA o AIFA) che sia in grado di curare l’anoressia nervosa nella sua interezza. Tuttavia, la pratica clinica e diversi studi scientifici suggeriscono l’utilità di alcune molecole in fasi specifiche della malattia :
La Bulimia Nervosa è il disturbo alimentare che vanta le maggiori evidenze scientifiche circa l’efficacia del trattamento farmacologico. In particolare :
La fluoxetina è attualmente l’unico farmaco approvato specificamente per la bulimia. Somministrata a dosaggi superiori rispetto a quelli usati per la depressione (solitamente 60 mg al giorno), si è dimostrata efficace nel ridurre drasticamente la frequenza delle abbuffate e delle condotte di compenso, come il vomito autoindotto. L’azione del farmaco aiuta a stabilizzare il tono dell’umore e a migliorare il controllo degli impulsi, facilitando così l’aderenza del paziente alla terapia cognitivo-comportamentale (CBT-E).
Per il Disturbo da Alimentazione Incontrollata, la ricerca scientifica ha identificato diverse opzioni terapeutiche volte a limitare gli episodi di perdita di controllo :
È fondamentale comprendere che il farmaco agisce principalmente sul “sintomo” biologico, ma non può modificare le radici psicologiche, i traumi o le dinamiche familiari che sostengono il disturbo. Per questo motivo, le linee guida internazionali (NICE e APA) raccomandano che la terapia farmacologica non sia mai proposta come trattamento esclusivo. I rischi principali di un approccio puramente medico sono : il rischio di ricadute immediate alla sospensione della cura e l’assenza di acquisizione di nuove strategie di coping da parte del paziente.
In sintesi, la farmacoterapia deve essere intesa come un “facilitatore” : riducendo il rumore di fondo dell’ansia e dell’ossessività, permette alla persona di impegnarsi con maggiore efficacia nel lavoro psicoterapico e riabilitativo-nutrizionale, che restano i pilastri per una guarigione stabile e duratura nel tempo.
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