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Uso di abiti coprenti o molto larghi

Nel contesto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA), l’abitudine di indossare vestiti estremamente ampi, informi o che coprono gran parte del corpo non è una semplice scelta estetica o di moda, ma rappresenta un sintomo comportamentale significativo. Questa modalità di abbigliamento funge spesso da barriera protettiva tra il corpo del paziente e il mondo esterno, riflettendo un profondo disagio psicologico legato all’immagine corporea e alla percezione di sé. Clinicamente, questo comportamento è classificato tra le strategie di evitamento corporeo (body avoidance), finalizzate a ridurre l’ansia derivante dall’esposizione del proprio fisico al giudizio altrui o alla propria stessa osservazione.

Le funzioni psicologiche del nascondimento

L’utilizzo di abiti che mascherano le forme del corpo risponde a diverse necessità psicologiche che variano a seconda della specifica psicopatologia del paziente :

  • Protezione dal giudizio : il timore ossessivo di essere criticati o derisi per il proprio peso o per le proprie forme spinge la persona a “cancellare” visivamente il corpo.
  • Gestione della dismorfia : molti pazienti soffrono di dismorfofobia, una distorsione cognitiva per cui percepiscono alcune parti del corpo come sproporzionate o ripugnanti, indipendentemente dalla realtà oggettiva. Gli abiti larghi servono a “dimenticare” la presenza di tali parti.
  • Occultamento dei segni clinici : nell’anoressia nervosa, l’uso di strati sovrapposti di vestiti (layering) può servire a nascondere l’estrema magrezza ai familiari e ai medici per evitare interferenze nel mantenimento del disturbo.
  • Controllo della temperatura : a causa della perdita di grasso sottocutaneo e del rallentamento metabolico, i pazienti con forte sottopeso soffrono costantemente il freddo e utilizzano abiti pesanti e coprenti per termoregolare il corpo.
  • Vergogna e disgusto : nei disturbi caratterizzati da abbuffate, come il Binge Eating Disorder, l’abito largo serve a coprire un corpo vissuto con profondo senso di colpa e inadeguatezza sociale.

La relazione tra evitamento e mantenimento del disturbo

Sebbene l’uso di abiti coprenti offra un sollievo immediato dall’ansia, esso costituisce un potente meccanismo di mantenimento del disturbo alimentare. Coprendo il corpo, la persona evita di confrontarsi con la realtà delle proprie forme, alimentando le fantasie distorte e le paure irrazionali. Questo comportamento impedisce il processo di abituazione, ovvero la naturale riduzione dell’ansia che avverrebbe esponendosi gradualmente alla visione del proprio corpo. Più il corpo viene nascosto, più diventa un oggetto misterioso e minaccioso, incrementando il bisogno di controllo e la restrizione calorica o le condotte di compenso.

Aspetti clinici nel percorso di cura

Durante il trattamento, specialmente seguendo protocolli come la terapia cognitivo-comportamentale migliorata (CBT-E), il monitoraggio dell’abbigliamento è fondamentale. Gli specialisti osservano come cambia la scelta degli abiti parallelamente ai progressi terapeutici. La persistenza nell’uso di abiti informi anche dopo il recupero ponderale può indicare che la preoccupazione per la forma del corpo è ancora attiva e richiede ulteriore lavoro psicologico. Il percorso terapeutico mira a :

  • Identificare i trigger emotivi che spingono verso la scelta di abiti coprenti.
  • Sostituire gradualmente l’evitamento con l’esposizione controllata.
  • Sviluppare una maggiore tolleranza verso l’esposizione sociale del proprio corpo.
  • Lavorare sulla self-compassion per ridurre il disgusto verso se stessi.

In sintesi, l’uso di abiti larghi è un segnale che non deve essere sottovalutato dai caregiver e dai professionisti, poiché è spesso il riflesso visibile di una sofferenza interna invisibile. Integrare la gestione di questo comportamento nel piano terapeutico è essenziale per promuovere una guarigione che non sia solo fisica, ma che includa un’accettazione serena e integrata della propria immagine corporea.

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