Nel vasto panorama dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, il termine abbuffata rappresenta uno dei concetti cardine per la diagnosi e il trattamento. Nonostante nel linguaggio comune venga spesso usato per descrivere un semplice pasto abbondante, in ambito clinico assume significati molto precisi. La distinzione fondamentale operata dagli specialisti è quella tra abbuffata oggettiva e abbuffata soggettiva, una differenza che non riguarda solo la quantità di cibo ingerita, ma soprattutto il vissuto psicologico della persona.
L’abbuffata oggettiva, nota anche come episodio bulimico oggettivo, è definita da due criteri clinici essenziali che devono manifestarsi contemporaneamente :
Questo tipo di episodio è un criterio diagnostico fondamentale per il Binge Eating Disorder (BED) e per la Bulimia Nervosa. Spesso queste abbuffate avvengono in solitudine a causa dell’imbarazzo e sono seguite da profondi sentimenti di vergogna, colpa o disgusto verso se stessi.
L’abbuffata soggettiva, o episodio bulimico soggettivo, presenta una differenza sostanziale rispetto alla precedente : la quantità di cibo ingerita non è oggettivamente elevata. In questo caso, la persona può mangiare una porzione di cibo considerata normale o persino piccola dalla popolazione generale (ad esempio, un singolo biscotto o una mela), ma percepisce comunque una totale perdita di controllo.
Dal punto di vista clinico, l’abbuffata soggettiva è estremamente rilevante perché il disagio psicologico, il senso di fallimento e l’angoscia che ne derivano sono identici a quelli di un’abbuffata oggettiva. Questo fenomeno è frequente nei pazienti con Anoressia Nervosa o in chi segue diete estremamente restrittive, dove ogni minimo scostamento dalla regola autoimposta viene vissuto come una catastrofe alimentare.
È importante non confondere le abbuffate con l’iperfagia. L’iperfagia si riferisce a un aumento dell’assunzione di cibo che però non è accompagnato dalla sensazione di perdita di controllo. Anche l’iperfagia può essere classificata in :
Indipendentemente dalla quantità di calorie assunte, il cuore del problema risiede nella disregolazione emotiva e nel valore che la persona attribuisce al controllo del peso e della forma del corpo. Le abbuffate diventano spesso un meccanismo di coping per gestire emozioni negative come ansia, tristezza o solitudine. Il trattamento d’elezione, come la CBT-E (terapia cognitivo-comportamentale migliorata), mira a regolarizzare l’alimentazione e a fornire strumenti per gestire gli impulsi senza ricorrere al cibo, promuovendo una maggiore consapevolezza dei trigger emotivi.
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