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Abbuffata (Oggettiva e Soggettiva)

Nel vasto panorama dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, il termine abbuffata rappresenta uno dei concetti cardine per la diagnosi e il trattamento. Nonostante nel linguaggio comune venga spesso usato per descrivere un semplice pasto abbondante, in ambito clinico assume significati molto precisi. La distinzione fondamentale operata dagli specialisti è quella tra abbuffata oggettiva e abbuffata soggettiva, una differenza che non riguarda solo la quantità di cibo ingerita, ma soprattutto il vissuto psicologico della persona.

Che cos’è l’abbuffata oggettiva

L’abbuffata oggettiva, nota anche come episodio bulimico oggettivo, è definita da due criteri clinici essenziali che devono manifestarsi contemporaneamente :

  • Consumo di una grande quantità di cibo : l’individuo assume, in un determinato arco di tempo (solitamente inferiore alle due ore), una quantità di cibo che è sensibilmente superiore a quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili.
  • Perdita di controllo : durante l’episodio, la persona sperimenta la sensazione di non poter smettere di mangiare o di non riuscire a controllare cosa o quanto stia mangiando.

Questo tipo di episodio è un criterio diagnostico fondamentale per il Binge Eating Disorder (BED) e per la Bulimia Nervosa. Spesso queste abbuffate avvengono in solitudine a causa dell’imbarazzo e sono seguite da profondi sentimenti di vergogna, colpa o disgusto verso se stessi.

Che cos’è l’abbuffata soggettiva

L’abbuffata soggettiva, o episodio bulimico soggettivo, presenta una differenza sostanziale rispetto alla precedente : la quantità di cibo ingerita non è oggettivamente elevata. In questo caso, la persona può mangiare una porzione di cibo considerata normale o persino piccola dalla popolazione generale (ad esempio, un singolo biscotto o una mela), ma percepisce comunque una totale perdita di controllo.

Dal punto di vista clinico, l’abbuffata soggettiva è estremamente rilevante perché il disagio psicologico, il senso di fallimento e l’angoscia che ne derivano sono identici a quelli di un’abbuffata oggettiva. Questo fenomeno è frequente nei pazienti con Anoressia Nervosa o in chi segue diete estremamente restrittive, dove ogni minimo scostamento dalla regola autoimposta viene vissuto come una catastrofe alimentare.

La differenza con l’iperfagia

È importante non confondere le abbuffate con l’iperfagia. L’iperfagia si riferisce a un aumento dell’assunzione di cibo che però non è accompagnato dalla sensazione di perdita di controllo. Anche l’iperfagia può essere classificata in :

  • Iperfagia oggettiva : grandi quantità di cibo senza perdita di controllo (pensa a un pranzo festivo abbondante).
  • Iperfagia soggettiva : piccole quantità percepite come eccessive, ma senza la sensazione di “essere travolti” dall’impulso.

Implicazioni psicologiche e trattamento

Indipendentemente dalla quantità di calorie assunte, il cuore del problema risiede nella disregolazione emotiva e nel valore che la persona attribuisce al controllo del peso e della forma del corpo. Le abbuffate diventano spesso un meccanismo di coping per gestire emozioni negative come ansia, tristezza o solitudine. Il trattamento d’elezione, come la CBT-E (terapia cognitivo-comportamentale migliorata), mira a regolarizzare l’alimentazione e a fornire strumenti per gestire gli impulsi senza ricorrere al cibo, promuovendo una maggiore consapevolezza dei trigger emotivi.

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