L’attaccamento insicuro-evitante rappresenta una delle categorie fondamentali identificate dalla teoria dell’attaccamento di John Bowlby e successivamente approfondite da Mary Ainsworth tramite la procedura sperimentale della Strange Situation. In ambito clinico e psicologico, questo stile relazionale si caratterizza per una marcata tendenza dell’individuo a minimizzare i propri bisogni emotivi e a mantenere una significativa distanza affettiva dagli altri. Sebbene non sia di per sé un disturbo mentale, costituisce un importante fattore di vulnerabilità per lo sviluppo di diverse problematiche, inclusi i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, poiché influenza profondamente la capacità di regolare le emozioni e di gestire lo stress attraverso il supporto interpersonale.
Questo modello di attaccamento si struttura generalmente durante il primo anno di vita come risposta adattiva a un ambiente accudente specifico : la figura di riferimento (caregiver) si dimostra spesso poco sensibile o respingente nei confronti delle richieste di vicinanza e conforto del bambino. Nello specifico, l’attaccamento evitante si origina in contesti dove il bambino sperimenta :
Per preservare la vicinanza minima necessaria alla sopravvivenza senza subire l’angoscia del rifiuto attivo, il bambino impara precocemente a sopprimere i propri segnali di attaccamento. Durante la Strange Situation, questi bambini appaiono apparentemente calmi e autonomi quando la madre si allontana, ma i monitoraggi fisiologici rivelano elevati livelli di cortisolo e battito cardiaco accelerato, dimostrando che il distacco non è assenza di ansia, ma una strategia difensiva di evitamento.
In età adulta, l’attaccamento insicuro-evitante evolve spesso in quello che viene definito stile distanziante (dismissing). Gli individui che presentano questo schema tendono a valorizzare eccessivamente l’indipendenza e l’autosufficienza, percependo l’intimità come una potenziale minaccia alla propria libertà. Le caratteristiche principali includono :
La ricerca scientifica ha evidenziato una connessione significativa tra l’attaccamento evitante e lo sviluppo di patologie alimentari, in particolare l’anoressia nervosa. L’autosufficienza compulsiva tipica di questo stile si sposa con il controllo estremo del corpo e del cibo. Il disturbo alimentare diventa una sorta di “corazza” : il controllo del peso sostituisce la ricerca di sicurezza nelle persone, permettendo all’individuo di gestire il proprio mondo interno senza dover dipendere da nessuno. La disregolazione emotiva derivante dall’incapacità di verbalizzare i propri stati interni (alessitimia) trova nel comportamento alimentare un canale di sfogo o di anestesia.
È importante sottolineare che gli stili di attaccamento non sono immutabili. Attraverso un percorso di psicoterapia, come la terapia cognitivo-comportamentale migliorata (CBT-E) o approcci orientati alla teoria dell’attaccamento, è possibile acquisire una “sicurezza guadagnata”. Il trattamento mira a :
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