L’attacco di panico è un episodio improvviso di paura intensa o disagio acuto che raggiunge il picco in pochi minuti. Sebbene la durata sia generalmente breve (solitamente tra i 10 e i 20 minuti), l’intensità dei sintomi è tale da essere vissuta come una vera e propria emergenza medica o una minaccia per la vita. Nel contesto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, gli attacchi di panico possono manifestarsi frequentemente in comorbilità, agendo sia come fattore scatenante per condotte di compenso, sia come conseguenza dello stato di denutrizione o della forte ansia legata al cibo e al corpo.
Secondo i criteri clinici del DSM-5, un attacco di panico si definisce attraverso la presenza di almeno quattro sintomi che compaiono simultaneamente :
La relazione tra disturbo di panico e disturbi alimentari è bidirezionale. In molti pazienti, l’ansia legata all’aumento di peso o all’esposizione del proprio corpo può generare crisi di panico. Ad esempio, una persona con anoressia nervosa potrebbe sperimentare un attacco di panico di fronte all’obbligo di consumare un pasto percepito come “pericoloso”. Al contrario, in chi soffre di bulimia nervosa o binge eating disorder, l’abbuffata può essere utilizzata come un tentativo disfunzionale di “anestetizzare” l’angoscia crescente, portando però a un circolo vizioso in cui il senso di colpa post-episodio alimenta nuova ansia.
Le cause alla base dell’insorgenza del panico sono multifattoriali :
Il disturbo di panico è una condizione altamente trattabile. L’approccio d’elezione è la terapia cognitivo-comportamentale (CBT), che mira a :
In alcuni casi, può essere indicato un supporto farmacologico (come SSRI o benzodiazepine per il breve termine) sotto stretto monitoraggio specialistico. Integrare pratiche di mindfulness aiuta inoltre a sviluppare una maggiore tolleranza verso le sensazioni interne, prevenendo l’escalation del circolo vizioso dell’ansia.
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