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Autostima

L’autostima rappresenta il pilastro fondamentale della nostra salute psicologica e si definisce come l’insieme dei giudizi valutativi che un individuo esprime su se stesso. Non si tratta di un concetto statico, bensì di un’espressione dinamica della valutazione della propria personalità, che coinvolge aspetti cognitivi, affettivi e comportamentali. In ambito clinico, possedere una buona autostima significa avere una visione realistica di sé, accettando i propri pregi e i propri difetti e riconoscendo il proprio valore intrinseco indipendentemente dai risultati ottenuti nelle diverse aree della vita.

La distinzione tra autostima e autoefficacia

È essenziale distinguere l’autostima dal senso di autoefficacia. Mentre l’autostima riguarda il valore globale che attribuiamo alla nostra persona (“io valgo”), l’autoefficacia si riferisce alla convinzione di essere capaci di svolgere con successo compiti specifici. Tuttavia, queste due dimensioni sono strettamente interconnesse : chi possiede un’elevata autoefficacia tende ad affrontare i compiti difficili come sfide stimolanti piuttosto che come pericoli da evitare, alimentando così una percezione positiva di sé. Al contrario, una bassa autostima può inibire l’azione, portando l’individuo a dubitare costantemente delle proprie capacità.

Autostima e disturbi del comportamento alimentare (DCA)

Nel campo dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, l’autostima gioca un ruolo cruciale. Spesso, i pazienti affetti da patologie come l’Anoressia Nervosa o la Bulimia Nervosa presentano quella che gli esperti definiscono bassa autostima nucleare. Si tratta di un’opinione di sé negativa, pervasiva e incondizionata che non dipende dalle circostanze esterne. In questi casi, il controllo del peso, della forma del corpo e dell’alimentazione diventa l’unico terreno su cui la persona cerca di costruire un senso di valore personale. Lo schema di autovalutazione diventa così disfunzionale : l’individuo giudica se stesso quasi esclusivamente in base alla propria capacità di controllare ciò che mangia e l’aspetto del proprio corpo.

Il legame con l’immagine corporea

L’immagine corporea è la rappresentazione mentale che abbiamo del nostro fisico ed è profondamente influenzata da fattori psicologici e sociali. Esiste un legame bidirezionale tra immagine corporea e autostima :

  • Insoddisfazione corporea : la mancata aderenza ai canoni estetici imposti dalla società o dai media può generare sentimenti di inadeguatezza.
  • Distorsione percettiva : nei DCA, la percezione della propria taglia può essere alterata, portando la persona a vedersi “grassa” anche in condizioni di sottopeso, minando ulteriormente l’autostima.
  • Confronto sociale : la tendenza a paragonarsi costantemente agli altri, specialmente attraverso i social media, può alimentare un senso di inferiorità.

Implicazioni cliniche e trattamento

Una bassa autostima è correlata a un rischio maggiore di sviluppare sintomi ansiosi e depressivi. Nel trattamento dei disturbi alimentari, come la CBT-E (terapia cognitivo-comportamentale migliorata), è fondamentale affrontare la bassa autostima nucleare. Se il paziente non impara a valutarsi in modo multidimensionale, includendo altre aree come le relazioni, gli hobby o le qualità morali, rimarrà intrappolato nell’ossessione per il corpo. Il percorso di guarigione mira a sviluppare una percezione di sé sana e autentica, promuovendo l’autoaccettazione e la resilienza di fronte agli insuccessi naturali della vita.

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