L’automutilazione, definita in ambito clinico come Non-Suicidal Self-Injury (NSSI), consiste nel danno intenzionale e autoinflitto al proprio tessuto corporeo, eseguito senza un’intenzione suicidaria e per scopi che non sono socialmente o culturalmente accettati. Sebbene nel linguaggio comune si utilizzi spesso il termine generico autolesionismo, la specifica non suicidaria è fondamentale per distinguere questi atti dai tentativi di togliersi la vita. Si tratta di un fenomeno complesso che si manifesta principalmente attraverso il taglio della pelle (cutting), ma può includere bruciature, graffi profondi, percussioni o l’interferenza con la guarigione delle ferite.
L’NSSI è un comportamento che emerge con frequenza preoccupante durante l’adolescenza e la prima età adulta. La ricerca scientifica indica che :
Contrariamente a quanto si possa pensare, l’automutilazione non è quasi mai un semplice gesto finalizzato ad attirare l’attenzione. Per chi la pratica, rappresenta spesso un tentativo disperato di regolazione emotiva. Le funzioni principali identificate dagli specialisti includono :
Sollievo dal dolore emotivo : il dolore fisico può fungere da distrazione da un’angoscia psicologica intollerabile. L’atto di colpirsi o tagliarsi sposta l’attenzione su una ferita visibile e gestibile, portando a un temporaneo senso di calma dovuto al rilascio di endorfine.
Comunicazione del disagio : l’NSSI può diventare un modo per rendere visibile un dolore interno che l’individuo non riesce a esprimere a parole. Le cicatrici diventano un simbolo tangibile di una sofferenza invisibile.
Autopunizione : in molti casi, specialmente in presenza di bassi livelli di autostima o sensi di colpa profondi, l’individuo utilizza l’autolesionismo per punire se stesso per fallimenti percepiti.
Esiste una sovrapposizione significativa tra l’automutilazione e i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. Studi clinici rilevano che fino al 55% delle persone che praticano NSSI presenta anche comportamenti alimentari disfunzionali. Entrambe le condizioni condividono radici comuni, quali :
Il trattamento dell’automutilazione richiede un approccio multidisciplinare e non giudicante. È essenziale che i medici e i terapeuti valutino non solo la gravità delle ferite, ma soprattutto la funzione che il comportamento assolve per il paziente. Gli interventi d’elezione includono :
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