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Body Positivity (e i suoi limiti nei DCA)

Il movimento della body positivity è nato con l’obiettivo nobile di promuovere l’accettazione di tutti i corpi, indipendentemente da taglia, forma, colore della pelle o abilità fisica. Nel contesto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA), questo approccio ha cercato di scardinare gli standard estetici irreali imposti dalla società e dai social media, proponendo un modello basato sull’amore incondizionato per la propria immagine. Tuttavia, per chi soffre di una patologia alimentare, questo concetto può presentare delle criticità profonde e, talvolta, paradossali.

Che cos’è la body positivity

La body positivity è un movimento sociale che invita le persone a sviluppare una relazione positiva con il proprio aspetto esteriore. I suoi principi cardine includono :

  • Apprezzare il proprio corpo nonostante i difetti percepiti.
  • Sentirsi sicuri della propria immagine in ogni circostanza.
  • Contrastare il body shaming e la discriminazione basata sul peso.
  • Celebrare la diversità corporea come valore fondamentale.

Sebbene questo messaggio sia estremamente potente per la popolazione generale, nell’ambito clinico dei disturbi alimentari, l’imperativo di “dover amare il proprio corpo” può trasformarsi in un ulteriore peso psicologico.

I limiti e i rischi nei disturbi alimentari

Per un paziente che sta affrontando un percorso di cura per l’anoressia, la bulimia o il binge eating disorder, la richiesta di provare amore verso il proprio corpo può risultare irraggiungibile o addirittura colpevolizzante. Uno dei limiti principali è la cosiddetta positività tossica : la pressione esterna a dover mostrare felicità e apprezzamento estetico anche quando il vissuto interno è di profondo disagio o repulsione. Questo può portare a :

  • Senso di fallimento : se il paziente non riesce ad amare il proprio corpo che cambia durante la riabilitazione nutrizionale, può sentirsi “sbagliato” anche nel seguire i principi della body positivity.
  • Auto-oggettivazione : focalizzarsi eccessivamente sulla “bellezza” di ogni corpo mantiene comunque l’attenzione centrata sull’aspetto estetico, impedendo di spostare il valore della persona su altre dimensioni non fisiche.
  • Invisibilità del dolore : l’enfasi sulla positività può portare a negare o reprimere le emozioni negative, che sono invece fondamentali da elaborare durante la terapia.

Dalla body positivity alla body neutrality

Proprio a causa di questi limiti, molti specialisti preferiscono oggi il concetto di body neutrality. A differenza della body positivity, la neutralità non richiede di amare il proprio corpo, ma di accettarlo come lo strumento che ci permette di vivere. In questa prospettiva, il corpo non è un oggetto da valutare (positivamente o negativamente), ma un veicolo funzionale. Questo approccio è spesso più sostenibile per chi soffre di DCA perché :

  • Sposta il focus dall’estetica alla funzionalità (cosa il mio corpo mi permette di fare, come camminare o abbracciare qualcuno).
  • Riduce l’ansia legata al dover provare sentimenti positivi forzati.
  • Promuove il rispetto e la cura del corpo indipendentemente dal giudizio estetico.

Conclusione e importanza clinica

In conclusione, sebbene la body positivity abbia il merito di aver decolonizzato gli standard di bellezza, nel trattamento dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione deve essere maneggiata con cura. L’obiettivo terapeutico non è necessariamente arrivare ad “amare allo specchio” ogni centimetro di sé, ma raggiungere uno stato di pace e rispetto verso il proprio corpo, liberando la mente dall’ossessione per l’immagine corporea per tornare a investire le proprie energie nella vita sociale, affettiva e professionale.

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