Nel contesto clinico dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA), il camuffamento della perdita di peso rappresenta un insieme di strategie comportamentali messe in atto intenzionalmente per nascondere l’evidenza fisica del deperimento organico. Questo fenomeno è particolarmente frequente nei pazienti affetti da anoressia nervosa o altre forme di disturbi restrittivi, dove il calo ponderale viene percepito dal soggetto come un successo personale da proteggere, piuttosto che come un segnale di pericolo per la salute. L’obiettivo primario di queste condotte è : evitare il confronto con i familiari, eludere i controlli dei professionisti sanitari e prevenire qualsiasi tipo di interferenza esterna che possa ostacolare il mantenimento o l’aggravamento della restrizione alimentare.
Comprendere il motivo per cui una persona cerchi di nascondere la propria magrezza è fondamentale per l’approccio terapeutico. Non si tratta di una semplice menzogna, ma di un potente meccanismo di difesa legato alla natura stessa del disturbo. Le ragioni principali includono :
Le tecniche utilizzate per il camuffamento della perdita di peso possono essere estremamente creative e, purtroppo, molto efficaci nel ritardare una diagnosi precoce. Tra le più diffuse troviamo l’utilizzo di abbigliamento multistrato, noto anche come layering, che consiste nell’indossare diversi capi di vestiario (come magliette, felpe pesanti e giacche) anche in ambienti riscaldati o durante la stagione estiva. Questo non solo nasconde le forme del corpo, ma serve anche a contrastare la costante sensazione di freddo dovuta al rallentamento del metabolismo.
Un’altra tattica frequente riguarda il momento della pesata clinica. In questo contesto, alcuni pazienti ricorrono a metodi pericolosi come :
Dal punto di vista specialistico, il camuffamento della perdita di peso è considerato un indicatore di gravità del disturbo. Quando un paziente investe grandi energie mentali e fisiche per nascondere il proprio stato, significa che l’over-evaluation del peso e della forma del corpo ha raggiunto livelli tali da precludere una collaborazione spontanea con i curanti. Questo comportamento ostacola il monitoraggio medico e può portare a complicazioni organiche silenti, come squilibri elettrolitici o bradicardia, che rimangono ignorate finché non diventano emergenze acute.
Nel trattamento dei disturbi alimentari, come la terapia cognitivo-comportamentale migliorata (CBT-E), il tema del camuffamento viene affrontato con estrema delicatezza. L’obiettivo del terapeuta non è quello di agire come un investigatore, ma di creare un’alleanza terapeutica basata sulla trasparenza. È fondamentale spiegare al paziente che nascondere la perdita di peso è un ostacolo alla sua stessa guarigione e che la pesata collaborativa in seduta serve a monitorare la salute, non a emettere un giudizio. Superare la necessità di camuffarsi è un passo decisivo verso la consapevolezza di malattia e l’accettazione del supporto necessario per il recupero fisico e psicologico.
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