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Cardiomiopatia

Nel contesto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DNA), il termine cardiomiopatia assume una rilevanza clinica di primo piano, rappresentando una delle complicanze mediche più serie e potenzialmente letali. In termini generali, la cardiomiopatia identifica un gruppo di patologie che colpiscono direttamente il muscolo cardiaco, alterandone la struttura e compromettendo la sua capacità di pompare il sangue in modo efficiente verso il resto dell’organismo. Quando il cuore non riesce a soddisfare le richieste metaboliche del corpo, si instaura una condizione di insufficienza cardiaca che può danneggiare organi vitali come i reni, il fegato e il cervello.

La cardiomiopatia nei disturbi alimentari

Le persone che soffrono di gravi restrizioni caloriche, come nel caso dell’anoressia nervosa, o che mettono in atto condotte di eliminazione frequenti, tipiche della bulimia nervosa, sottopongono il sistema cardiovascolare a uno stress estremo. In uno stato di inedia o grave malnutrizione, l’organismo entra in una modalità di risparmio energetico : per preservare le funzioni cerebrali, il corpo inizia a catabolizzare, ovvero “mangiare”, i propri tessuti muscolari per ottenere energia. Poiché il cuore è esso stesso un muscolo, non è immune da questo processo. Il risultato è una progressiva riduzione della massa muscolare cardiaca, che porta il cuore a diventare più piccolo, sottile e debole.

Tipologie e manifestazioni cliniche

Esistono diverse forme di questa patologia, ma nel campo dei disturbi alimentari e delle patologie sistemiche si osservano principalmente :

  • Cardiomiopatia dilatativa : le camere del cuore, in particolare il ventricolo sinistro, si allargano e si assottigliano, perdendo la forza contrattile necessaria per espellere il sangue.
  • Cardiomiopatia ipertrofica : le pareti del cuore si ispessiscono in modo anomalo, rendendo il muscolo rigido e ostacolando il corretto riempimento di sangue tra un battito e l’altro.
  • Atrofia cardiaca : specifica della malnutrizione severa, consiste nella riduzione globale del volume del cuore.

Sintomi e segnali d’allarme

La cardiomiopatia può rimanere silente per lungo tempo, rendendo i controlli medici fondamentali. Tuttavia, con il progredire del danno, possono manifestarsi i seguenti segnali :

  • Dispnea : sensazione di fiato corto o respiro affannoso, inizialmente sotto sforzo e poi anche a riposo.
  • Astenia : una stanchezza cronica e profonda che non migliora con il riposo.
  • Edema : accumulo di liquidi che causa gonfiore alle caviglie, ai piedi o alle gambe.
  • Palpitazioni : percezione di battiti irregolari o accelerati, spesso legati ad aritmie causate dallo squilibrio elettrolitico.
  • Sincope : svenimenti improvvisi o vertigini dovuti alla ridotta pressione arteriosa.

Diagnosi e importanza del trattamento

La diagnosi tempestiva è cruciale per prevenire esiti fatali come l’arresto cardiaco improvviso. Gli specialisti utilizzano strumenti come l’elettrocardiogramma (ECG) per valutare l’attività elettrica e l’ecocardiogramma per visualizzare direttamente lo spessore delle pareti e la funzionalità delle valvole. Il trattamento della cardiomiopatia nel contesto dei DNA deve essere multidisciplinare : è essenziale stabilizzare il paziente dal punto di vista nutrizionale ed elettrolitico sotto stretto monitoraggio medico, affiancando una terapia psicologica specifica. In molti casi, con una riabilitazione nutrizionale precoce e guidata, i danni al muscolo cardiaco possono essere parzialmente o totalmente reversibili, sottolineando l’importanza di chiedere aiuto ai primi segnali di disturbo alimentare.

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