Nel contesto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA), il termine deficit cognitivo si riferisce a un’alterazione delle funzioni mentali superiori che condiziona il modo in cui una persona elabora le informazioni, prende decisioni e interagisce con la realtà. Non si tratta di una mancanza di intelligenza, ma di una modificazione funzionale del cervello spesso legata allo stato di malnutrizione estrema o a meccanismi psicologici tipici della patologia alimentare.
La ricerca scientifica ha evidenziato come i pazienti affetti da anoressia nervosa, bulimia nervosa o binge eating disorder presentino profili neuropsicologici specifici. Questi deficit possono essere considerati sia come fattori predisponenti, sia come conseguenze dirette della malattia. Le principali aree colpite includono :
Il cervello è un organo che richiede una quantità enorme di energia per funzionare correttamente. Quando l’apporto nutritivo è insufficiente, come accade nell’anoressia nervosa, l’organismo entra in una modalità di risparmio energetico che colpisce anche le funzioni cognitive. Questo fenomeno può portare a :
Il deficit cognitivo non riguarda solo i numeri o la logica, ma influenza profondamente la sfera emotiva. Una funzione spesso compromessa è la mentalizzazione, ovvero la capacità di comprendere i propri stati mentali e quelli altrui. Questo rende difficile identificare le emozioni (alessitimia), portando la persona a utilizzare il cibo o il digiuno come unico strumento di gestione dello stress. Nelle pazienti con bulimia, il deficit si manifesta spesso come una ridotta inibizione degli impulsi, che facilita l’insorgenza delle abbuffate.
Una notizia rassicurante è che molti dei deficit cognitivi associati ai DCA sono parzialmente o totalmente reversibili con il recupero del peso e la riabilitazione nutrizionale. Tuttavia, la sola alimentazione non sempre basta a scardinare la rigidità mentale. Per questo motivo, i protocolli moderni come la CBT-E (terapia cognitivo-comportamentale migliorata) integrano strategie specifiche per migliorare la flessibilità e la consapevolezza. In alcuni casi, può essere utile la rimediazione cognitiva (CRT), un percorso di esercizi mirati a “allenare” il cervello a pensare in modo più elastico e meno frammentato, facilitando così il successo del percorso terapeutico complessivo.
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