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Deficit cognitivo

Nel contesto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA), il termine deficit cognitivo si riferisce a un’alterazione delle funzioni mentali superiori che condiziona il modo in cui una persona elabora le informazioni, prende decisioni e interagisce con la realtà. Non si tratta di una mancanza di intelligenza, ma di una modificazione funzionale del cervello spesso legata allo stato di malnutrizione estrema o a meccanismi psicologici tipici della patologia alimentare.

Le basi neuropsicologiche nei disturbi alimentari

La ricerca scientifica ha evidenziato come i pazienti affetti da anoressia nervosa, bulimia nervosa o binge eating disorder presentino profili neuropsicologici specifici. Questi deficit possono essere considerati sia come fattori predisponenti, sia come conseguenze dirette della malattia. Le principali aree colpite includono :

  • Flessibilità cognitiva : nota anche come set-shifting, è la capacità di adattare il proprio pensiero a situazioni nuove o a regole che cambiano. Nei DCA, si osserva spesso una rigidità mentale che porta a comportamenti ripetitivi e alla difficoltà di abbandonare schemi disfunzionali.
  • Coerenza centrale : si riferisce alla capacità di integrare i singoli dettagli per formare una visione d’insieme. Molte persone con disturbi alimentari tendono a focalizzarsi eccessivamente sui dettagli (come il conteggio calorico o una singola parte del corpo), perdendo di vista il contesto generale.
  • Processi decisionali : la capacità di valutare i rischi e i benefici a lungo termine appare compromessa, favorendo scelte basate sull’impulso immediato o sulla gratificazione legata al controllo del peso.

L’impatto della malnutrizione sul cervello

Il cervello è un organo che richiede una quantità enorme di energia per funzionare correttamente. Quando l’apporto nutritivo è insufficiente, come accade nell’anoressia nervosa, l’organismo entra in una modalità di risparmio energetico che colpisce anche le funzioni cognitive. Questo fenomeno può portare a :

  • Difficoltà di concentrazione : la mente appare annebbiata e diventa faticoso mantenere l’attenzione su compiti prolungati, come lo studio o il lavoro.
  • Deficit di memoria : in particolare la memoria a breve termine e la memoria autobiografica possono risultare meno efficienti, rendendo difficile ricordare eventi recenti o dettagli della propria vita.
  • Alterazione della percezione : la malnutrizione esaspera la dismorfofobia, ovvero l’errata percezione del proprio corpo, che viene visto come grasso anche in condizioni di estremo sottopeso.

Deficit cognitivo e regolazione emotiva

Il deficit cognitivo non riguarda solo i numeri o la logica, ma influenza profondamente la sfera emotiva. Una funzione spesso compromessa è la mentalizzazione, ovvero la capacità di comprendere i propri stati mentali e quelli altrui. Questo rende difficile identificare le emozioni (alessitimia), portando la persona a utilizzare il cibo o il digiuno come unico strumento di gestione dello stress. Nelle pazienti con bulimia, il deficit si manifesta spesso come una ridotta inibizione degli impulsi, che facilita l’insorgenza delle abbuffate.

Recupero e trattamento

Una notizia rassicurante è che molti dei deficit cognitivi associati ai DCA sono parzialmente o totalmente reversibili con il recupero del peso e la riabilitazione nutrizionale. Tuttavia, la sola alimentazione non sempre basta a scardinare la rigidità mentale. Per questo motivo, i protocolli moderni come la CBT-E (terapia cognitivo-comportamentale migliorata) integrano strategie specifiche per migliorare la flessibilità e la consapevolezza. In alcuni casi, può essere utile la rimediazione cognitiva (CRT), un percorso di esercizi mirati a “allenare” il cervello a pensare in modo più elastico e meno frammentato, facilitando così il successo del percorso terapeutico complessivo.

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