Nel contesto contemporaneo dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA), la de-personalizzazione digitale emerge come un fenomeno psicologico e sociale di crescente rilevanza. Questo termine descrive il processo attraverso il quale l’individuo smette di percepire il proprio corpo come un’entità biologica e vissuta, trasformandolo in un oggetto digitale manipolabile, frammentato e filtrato. La mediazione tecnologica, pur offrendo opportunità di connessione, può creare una barriera tra il sé fisico e la percezione identitaria, portando a una pericolosa alienazione che alimenta l’insoddisfazione corporea e i comportamenti alimentari patologici.
La de-personalizzazione digitale si manifesta principalmente attraverso l’uso costante di piattaforme social e strumenti di editing fotografico. Quando una persona interagisce con la propria immagine attraverso filtri estetici o app di fotoritocco, inizia a costruire un corpo digitale che non corrisponde alla realtà fisica. Questo processo genera :
Per chi soffre di patologie come l’anoressia nervosa o la bulimia nervosa, la de-personalizzazione digitale funge da catalizzatore per il mantenimento del disturbo. La facilità con cui è possibile monitorare, misurare e modificare la propria immagine online rinforza l’illusione di controllo totale. Gli algoritmi di raccomandazione, creando le cosiddette bolle di filtraggio, espongono l’utente a un flusso continuo di standard irrealistici, normalizzando la de-personalizzazione e rendendo il corpo reale un peso di cui liberarsi o un ostacolo da trasformare radicalmente.
Sebbene l’ambiente digitale possa essere tossico, le nuove frontiere della terapia digitale cercano di invertire il processo di de-personalizzazione. Strumenti innovativi come la realtà virtuale (RV) e i serious game mirano a :
Affrontare la de-personalizzazione digitale richiede un approccio multidisciplinare che integri la psicologia clinica con l’educazione ai media. È essenziale che i terapeuti indaghino la vita digitale dei pazienti, poiché il confine tra il sé reale e il profilo online è ormai estremamente sottile. Solo attraverso la ri-personalizzazione, ovvero il ritorno a un’esperienza corporea basata sulla sensazione e sulla presenza, è possibile contrastare l’alienazione indotta dalla tecnologia e promuovere una guarigione autentica e duratura.
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