Nel contesto dell’era digitale, il termine algoritmo ha assunto una rilevanza cruciale, specialmente quando si parla della salute mentale e dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA). Una delle manifestazioni pi? insidiose della tecnologia moderna ? la cosiddetta bolla di filtraggio (o filter bubble), un fenomeno invisibile che modella l’esperienza online di milioni di utenti, spesso con conseguenze dirette sul benessere psicologico e sulla percezione del proprio corpo.
La bolla di filtraggio ? il risultato dei sofisticati sistemi di personalizzazione utilizzati dai motori di ricerca e dai social network. Questi algoritmi registrano ogni nostra azione : i “mi piace”, il tempo di visualizzazione di un video, le ricerche effettuate e persino la posizione geografica. L’obiettivo delle piattaforme ? mantenere l’utente connesso il pi? a lungo possibile, proponendo contenuti che siano in linea con i suoi interessi e le sue convinzioni preesistenti. Tuttavia, per chi soffre di un disturbo alimentare o ne ? vulnerabile, questo meccanismo pu? trasformarsi in una trappola digitale estremamente pericolosa.
Il funzionamento di una bolla di filtraggio dedicata ai contenuti sui disturbi alimentari segue una logica di rinforzo continuo. Se un utente inizia a cercare informazioni su diete restrittive, esercizi fisici estremi o contenuti legati alla thinspiration (ispirazione alla magrezza), l’algoritmo interpreter? questi dati come segnali di forte interesse. Di conseguenza :
Il rischio maggiore della filter bubble ? la creazione di una visione distorta della realt?. In ambito clinico, questo fenomeno ? strettamente legato alla distorsione dell’immagine corporea. Se il feed di un social network ? saturato da corpi eccessivamente magri o ritoccati digitalmente, la percezione della “normalit?” si sposta verso estremi patologici. Questo costante confronto sociale verso l’alto alimenta sentimenti di inadeguatezza, vergogna e ansia.
Inoltre, la bolla di filtraggio pu? facilitare l’ingresso in comunit? pro-ana (pro-anoressia) o pro-mia (pro-bulimia). L’algoritmo, non avendo una morale ma seguendo solo metriche di coinvolgimento, pu? suggerire profili o gruppi che scambiano “consigli” su come nascondere i sintomi o come perdere peso velocemente, agendo come un vero e proprio acceleratore della malattia. Questo isolamento digitale rende molto pi? difficile per la persona rendersi conto della gravit? della propria situazione, poich? all’interno della bolla tutti sembrano condividere gli stessi obiettivi distruttivi.
Nonostante la potenza degli algoritmi, ? possibile adottare strategie per “educare” la tecnologia e proteggere la propria salute mentale. Il primo passo ? la consapevolezza digitale. Riconoscere che ci? che vediamo sullo schermo ? solo una piccola porzione della realt?, filtrata da un codice matematico, aiuta a prendere le distanze dai contenuti tossici. Ecco alcune azioni pratiche :
In conclusione, l’algoritmo non ? un’entit? cosciente, ma uno strumento che riflette e amplifica i nostri comportamenti. Per chi affronta un percorso di cura per un disturbo alimentare, “far scoppiare” la bolla di filtraggio ? un passo fondamentale per riappropriarsi di una visione del mondo sana, varia e, soprattutto, reale.
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