Nel contesto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA), il ruolo della tecnologia è diventato centrale. Gli algoritmi dei social media non sono semplici codici informatici, ma sistemi complessi progettati per massimizzare il tempo di permanenza dell’utente sulla piattaforma. Per una persona vulnerabile o che già soffre di un disturbo alimentare, questo meccanismo può trasformarsi in una vera e propria trappola digitale, alimentando quelli che in gergo clinico vengono definiti trigger : stimoli che innescano o intensificano i sintomi della patologia.
L’obiettivo primario di piattaforme come TikTok, Instagram o YouTube è offrire contenuti che l’utente troverà interessanti. Per farlo, l’algoritmo analizza ogni singola interazione :
Il problema sorge quando l’interesse dell’utente si focalizza su contenuti legati alla restrizione alimentare, al controllo del peso o a standard estetici irraggiungibili. L’algoritmo, interpretando questa attenzione come preferenza, inizierà a proporre contenuti sempre più estremi, creando una bolla di filtraggio o echo chamber.
Un trigger è un innesco emotivo o cognitivo. Nel caso dei DCA, gli algoritmi possono amplificare questi stimoli attraverso diversi tipi di contenuti :
La natura ciclica dell’algoritmo porta l’utente a incontrare questi stimoli ogni volta che apre l’app, impedendo al cervello di “staccare” e alimentando l’ossessione e la ruminazione mentale tipica dei disturbi alimentari.
L’esposizione continua a questi algoritmi ha un impatto profondo sulla salute mentale. Il primo effetto è il confronto sociale verso l’alto : l’utente si paragona costantemente a modelli digitali irreali, sentendosi inadeguato, fallito o “sbagliato”. Questo abbassa drasticamente l’autostima e aumenta l’insoddisfazione corporea.
Inoltre, l’uso massiccio di filtri può portare alla cosiddetta dismorfia da social, una condizione in cui la persona non accetta più il proprio volto o corpo reale perché troppo distante dall’immagine “migliorata” dall’intelligenza artificiale. L’algoritmo, fornendo costantemente prove visive di una presunta “perfezione” altrui, valida e rinforza le convinzioni patologiche del disturbo.
Per proteggersi dagli effetti dannosi degli algoritmi, è fondamentale adottare strategie di alfabetizzazione digitale e di prevenzione :
In conclusione, sebbene i social media non siano la causa unica dei DCA, il funzionamento dei loro algoritmi può agire come un potente fattore di mantenimento della malattia. La consapevolezza tecnologica è oggi un tassello imprescindibile per la cura e la prevenzione dei disturbi alimentari.
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