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Iatrogeno

Nel vasto campo della medicina e della psicologia clinica, il termine iatrogeno si riferisce a qualsiasi effetto, condizione o disturbo causato involontariamente da un intervento medico, da una terapia farmacologica o dall’atteggiamento di un operatore sanitario. Derivante dal greco iatros (medico) e genesis (origine), la iatrogenesi rappresenta un paradosso della cura : l’atto volto a guarire o alleviare la sofferenza finisce, purtroppo, per generare un nuovo problema di salute o aggravare quello esistente.

Nell’ambito dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DNA), il concetto di danno iatrogeno è particolarmente delicato. Poiché queste patologie coinvolgono un’interazione complessa tra corpo e mente, un approccio terapeutico non sufficientemente specializzato o un commento clinico poco sensibile possono scatenare peggioramenti significativi o cronicizzare il disturbo.

Le diverse forme di iatrogenesi

Il danno iatrogeno non si limita esclusivamente all’errore chirurgico o alla reazione avversa di un farmaco, ma si manifesta attraverso diverse sfumature cliniche :

  • Iatrogenesi farmacologica : l’insorgenza di effetti collaterali dovuti a medicinali necessari per altre cure. Ad esempio, alcuni farmaci steroidei o psicotropi possono causare un aumento di peso o alterazioni del metabolismo, che in un paziente vulnerabile possono innescare una ricaduta in condotte restrittive o abbuffate.
  • Iatrogenesi psicologica o comunicativa : si verifica quando il linguaggio utilizzato dai professionisti della salute (medici di base, dietisti, psicologi) è focalizzato eccessivamente sul peso, sulle calorie o su standard estetici. Una prescrizione dietetica troppo rigida o un commento critico sul corpo durante una visita possono essere vissuti dal paziente come un trauma.
  • Iatrogenesi sistemica : deriva da una cattiva organizzazione delle cure, come diagnosi tardive, trattamenti frammentati o la mancanza di un’équipe multidisciplinare integrata.

Il rischio iatrogeno nei disturbi alimentari

Nei pazienti affetti da anoressia nervosa, bulimia o binge eating disorder, la sensibilità verso l’autorità medica è molto elevata. Un intervento iatrogeno comune in questo settore è la cosiddetta prescrizione dietetica restrittiva : consigliare una perdita di peso a una persona che soffre di un disturbo da alimentazione incontrollata senza affrontare prima i trigger emotivi può, paradossalmente, aumentare la frequenza delle abbuffate.

Un altro esempio critico riguarda la gestione dell’immagine corporea. Se un clinico si focalizza esclusivamente sulla normalizzazione del BMI (indice di massa corporea) ignorando il vissuto psicologico e il timore ossessivo di ingrassare, il paziente potrebbe percepire la cura come una minaccia, portandolo all’abbandono del percorso terapeutico.

Come prevenire il danno iatrogeno

La prevenzione della iatrogenesi richiede che ogni atto medico sia guidato dal principio del primum non nocere (per prima cosa, non nuocere). Per gli specialisti dei disturbi alimentari, questo significa adottare un approccio paziente-centrico e altamente empatico. La formazione continua è fondamentale per riconoscere i propri bias (pregiudizi) legati al peso e per utilizzare un linguaggio che non rinforzi lo stigma.

Inoltre, è essenziale che la cura sia sempre il frutto di una collaborazione tra diverse figure professionali (psicoterapeuta, nutrizionista, psichiatra, medico internista). Solo una visione d’insieme può ridurre il rischio di interventi contraddittori che confondono il paziente e alimentano la patologia. La consapevolezza della potenziale natura iatrogena di ogni diagnosi e trattamento è, di per sé, uno dei più potenti strumenti di protezione per la salute del paziente.

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