Nel contesto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA), il concetto di ciclo di mantenimento riveste un’importanza cruciale per comprendere perché queste patologie tendano a persistere nel tempo, diventando spesso croniche se non trattate adeguatamente. Il ciclo di mantenimento non riguarda le cause scatenanti (fattori predisponenti o precipitanti), ma si riferisce all’insieme di processi psicologici, comportamentali e fisiologici che mantengono in vita il disturbo una volta che si è instaurato. Secondo la teoria cognitivo-comportamentale transdiagnostica, questi meccanismi operano come un vero e proprio sistema chiuso che si autoalimenta, rendendo estremamente difficile per la persona uscirne senza un supporto professionale specifico come la CBT-E (terapia cognitivo-comportamentale migliorata).
Al centro del ciclo di mantenimento si trova spesso quello che i clinici definiscono il nucleo psicopatologico centrale : l’eccessiva valutazione del peso, della forma del corpo e del controllo dell’alimentazione. Mentre la maggior parte delle persone valuta se stessa sulla base di una varietà di ambiti (come le relazioni, il lavoro, gli hobby o le qualità morali), chi soffre di un disturbo alimentare tende a giudicare il proprio valore quasi esclusivamente in base alla capacità di controllare il proprio corpo e ciò che mangia. Questo schema di valutazione disfunzionale porta a :
Un meccanismo di mantenimento particolarmente potente è il legame tra la restrizione alimentare e l’episodio di abbuffata. Quando una persona adotta una dieta ferrea e regole estremizzate, l’organismo reagisce sia biologicamente che psicologicamente. La fame biologica e il senso di privazione rendono la persona vulnerabile : ogni minima trasgressione alla regola autoimposta viene vissuta come una perdita totale di controllo. Questo fenomeno, descritto spesso come la Escape Theory, porta il soggetto ad abbandonare temporaneamente ogni sforzo, scivolando nell’abbuffata per gestire stati emotivi negativi o il senso di fallimento. Tuttavia, il sollievo iniziale è brevissimo e viene subito sostituito da sensi di colpa, vergogna e ansia, che spingono la persona a ripristinare una restrizione ancora più dura, ricominciando il ciclo.
Oltre ai meccanismi interni, esistono dei processi chiamati meccanismi di mantenimento esterni che possono complicare ulteriormente il quadro clinico. Questi fattori non sono presenti in tutti i pazienti, ma quando coesistono con il disturbo alimentare, ne impediscono la risoluzione. Tra i principali troviamo :
La comprensione del ciclo di mantenimento è fondamentale per l’efficacia della terapia. Il trattamento d’elezione mira infatti a identificare la formulazione personalizzata del paziente, ovvero la mappa specifica dei processi che mantengono il suo disturbo. Interrompere il ciclo significa lavorare sulla regolarizzazione dei pasti tramite l’alimentazione meccanica, ridurre i comportamenti di controllo del corpo e, soprattutto, imparare a sganciare il proprio valore personale dal numero sulla bilancia, promuovendo una flessibilità cognitiva e una migliore gestione emotiva.
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