Nel contesto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA), il ruolo dei social media è diventato oggetto di profonda analisi clinica. Un fenomeno di particolare rilevanza è quello degli hashtag vietati, ovvero etichette testuali che le piattaforme digitali scelgono di oscurare o limitare per prevenire la diffusione di contenuti dannosi. Queste misure restrittive nascono con l’intento di proteggere gli utenti, specialmente i più giovani, da immagini o messaggi che promuovono l’autolesionismo, l’estrema magrezza o condotte alimentari disfunzionali.
Le piattaforme come Instagram e TikTok utilizzano algoritmi e segnalazioni della community per identificare termini che violano le linee guida della community. Quando un hashtag viene inserito in una “lista nera”, i contenuti ad esso associati non appaiono nei risultati di ricerca o nella sezione esplora. Esistono due tipologie di blocco :
L’obiettivo primario è contrastare la proliferazione di sottoculture note come pro-ana (pro-anoressia) e pro-mia (pro-bulimia), che glorificano la malattia trasformandola in uno stile di vita ideale.
Nonostante gli sforzi delle piattaforme, la ricerca scientifica evidenzia la persistenza di strategie messe in atto dagli utenti per eludere la censura. Queste tecniche permettono alle community tossiche di rimanere connesse e di continuare a scambiarsi consigli su come nascondere i sintomi o accelerare il calo ponderale. Le principali strategie includono :
Questo gioco del “gatto e del topo” rende difficile l’eradicazione totale dei contenuti nocivi, evidenziando come la sola censura tecnologica non sia sufficiente senza un’adeguata educazione digitale.
Dal punto di vista della salute mentale, l’esposizione costante a contenuti che aggirano i blocchi può portare a una distorsione dell’immagine corporea e a una normalizzazione di comportamenti patologici. Inoltre, per i creatori di contenuti che utilizzano involontariamente termini proibiti, esiste il rischio dello shadowban. Si tratta di una penalizzazione silenziosa in cui il profilo subisce un calo drastico della visibilità, rendendo i post invisibili a chi non segue già l’account. Questo meccanismo mira a scoraggiare comportamenti di spam o l’uso di hashtag non pertinenti, ma può colpire anche chi cerca di fare corretta informazione se non presta attenzione alla scelta delle parole chiave.
Per contrastare efficacemente l’impatto negativo degli hashtag legati ai DCA, è fondamentale che gli specialisti e le famiglie adottino un approccio proattivo. La prevenzione non passa solo attraverso il controllo dei dispositivi, ma soprattutto attraverso la promozione di una consapevolezza critica. È essenziale insegnare agli adolescenti a riconoscere quando un contenuto social sta influenzando negativamente il loro umore o la percezione del proprio corpo. In presenza di una ricerca di termini correlati ai blocchi, il primo passo non deve essere la punizione, ma l’apertura di un dialogo empatico volto a comprendere il disagio sottostante e, se necessario, il ricorso a percorsi terapeutici specializzati.
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