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Erosione esofagea

L’erosione esofagea rappresenta una delle complicanze fisiche più frequenti e significative riscontrate nei pazienti affetti da disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA), in particolare in presenza di condotte di eliminazione come il vomito autoindotto. Dal punto di vista clinico, si tratta di una lesione superficiale della mucosa che riveste le pareti dell’esofago, causata dall’esposizione ripetuta e prolungata ai succhi gastrici estremamente acidi provenienti dallo stomaco. Sebbene nel linguaggio comune si tenda a minimizzare il problema parlando genericamente di bruciore, l’erosione è un segnale di danno tissutale concreto che richiede attenzione medica immediata per evitare l’evoluzione in ulcere o stenosi.

Cause e meccanismi nei disturbi alimentari

La causa principale dell’erosione esofagea nel contesto dei DCA è il passaggio forzato del contenuto gastrico attraverso l’esofago durante gli episodi di vomito. Lo stomaco produce acido cloridrico per la digestione, una sostanza con un pH molto basso a cui la mucosa gastrica è abituata, ma per la quale l’esofago non possiede difese naturali. I fattori scatenanti includono :

  • Vomito autoindotto : è la causa più diretta; la frequenza delle condotte di compenso determina la gravità dell’infiammazione, che può passare da una semplice esofagite a vere e proprie perdite di tessuto mucosale.
  • Malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE) : molti pazienti sviluppano un reflusso cronico dovuto allo sfinimento del cardias, la valvola che separa stomaco ed esofago, che perde tono a causa degli sforzi ripetuti.
  • Abuso di sostanze : l’uso eccessivo di alcol o l’assunzione impropria di farmaci antinfiammatori (FANS) a stomaco vuoto possono esacerbare l’irritazione della mucosa.

Sintomi e segnali di allarme

L’erosione esofagea non è sempre immediatamente evidente, ma tende a manifestarsi con un quadro sintomatologico progressivo. Riconoscere questi segnali è fondamentale per intervenire prima che il danno diventi cronico. I sintomi più comuni riportati dai pazienti sono :

  • Disfagia : una persistente difficoltà a deglutire, spesso accompagnata dalla sensazione che il cibo si fermi nel torace.
  • Odinofagia : dolore acuto durante il passaggio del cibo o dei liquidi, segno di una mucosa viva e infiammata.
  • Bruciore retrosternale : una sensazione di calore o dolore bruciante situata dietro lo sterno, che può irradiarsi verso la gola.
  • Ematemesi : nei casi più gravi, la presenza di tracce di sangue nel vomito indica che l’erosione ha raggiunto i vasi sanguigni superficiali.

Diagnosi e classificazione medica

Per identificare correttamente l’entità del danno, lo specialista gastroenterologo ricorre solitamente all’esofagogastroduodenoscopia (EGDS). Questo esame permette di visualizzare direttamente le pareti dell’esofago e valutare l’estensione delle lesioni. In ambito clinico si utilizza spesso la classificazione di Los Angeles, che suddivide il danno in gradi :

  • Grado A : una o più erosioni non più lunghe di 5 mm.
  • Grado B : erosioni più lunghe di 5 mm ma non confluenti tra loro.
  • Grado C : erosioni che si uniscono coprendo una parte della circonferenza esofagea (meno del 75%).
  • Grado D : lesioni circonferenziali estese che interessano oltre il 75% della mucosa.

Trattamento e riabilitazione

Il trattamento dell’erosione esofagea deve essere necessariamente integrato all’interno del percorso di cura del disturbo alimentare. Non è sufficiente curare la ferita fisica se non si affronta il comportamento che la genera. L’approccio terapeutico prevede :

  • Terapia farmacologica : utilizzo di inibitori della pompa protonica (IPP) per ridurre l’acidità gastrica e farmaci citoprotettori che formano una barriera protettiva sulla mucosa, favorendo la cicatrizzazione.
  • Riabilitazione nutrizionale : adozione di una dieta morbida, non irritante (evitando cibi acidi, piccanti o troppo caldi) e frazionata in piccoli pasti per facilitare il lavoro dell’esofago.
  • Supporto psicoterapeutico : è il pilastro fondamentale per interrompere il ciclo abbuffata-vomito, unico modo per garantire una guarigione definitiva e prevenire complicanze a lungo termine come l’esofago di Barrett o il tumore esofageo.
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