L’iperfagia, nota anche come polifagia, è una condizione clinica caratterizzata da un aumento patologico della sensazione di fame e da un consumo eccessivo di cibo. A differenza di una semplice fame abbondante legata a un’intensa attività fisica, l’iperfagia si manifesta come un impulso che non è proporzionato al reale fabbisogno energetico dell’organismo. In ambito clinico, è fondamentale distinguere questa condizione dagli episodi bulimici : mentre nell’abbuffata la persona sperimenta una chiara perdita di controllo, nell’iperfagia l’assunzione di cibo è aumentata ma non necessariamente accompagnata da quella sensazione di essere “travolti” dall’impulso tipica dei disturbi alimentari più severi.
Esistono diverse sfumature attraverso cui l’iperfagia può manifestarsi, e la distinzione clinica principale riguarda la percezione e la quantità reale di alimento introdotto :
L’iperfagia può essere il sintomo di numerose condizioni mediche sottostanti che alterano i normali segnali di fame e sazietà. Le principali cause organiche includono :
Dal punto di vista psicologico, l’iperfagia è spesso legata alla gestione delle emozioni. In molti casi di fame nervosa, l’assunzione di cibo diventa un meccanismo di coping per fronteggiare stati di ansia, tristezza, noia o solitudine. Il cibo, specialmente se ricco di zuccheri e grassi, stimola il rilascio di dopamina, offrendo un sollievo temporaneo dal disagio emotivo. Sebbene l’iperfagia non sia di per sé un disturbo alimentare, essa rappresenta un sintomo cardine del Binge Eating Disorder (BED) e può comparire in quadri di depressione atipica, dove l’aumento dell’appetito si accompagna spesso a un aumento del bisogno di sonno.
Riconoscere l’iperfagia significa prestare attenzione a segnali che vanno oltre il semplice pasto abbondante. I sintomi comuni includono :
Il trattamento dell’iperfagia deve essere necessariamente multidisciplinare. Se l’origine è medica, è essenziale curare la patologia di base (come il diabete). Se invece la causa è psicogena, percorsi di terapia cognitivo-comportamentale (CBT) risultano efficaci per aiutare il paziente a distinguere la fame fisica da quella emotiva e a sviluppare strategie alternative per gestire lo stress. Un supporto nutrizionale mirato può inoltre aiutare a stabilizzare i livelli glicemici, riducendo gli attacchi di fame chimica e promuovendo una relazione più equilibrata con l’alimentazione.
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