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Provocazione del vomito (Vomito autoindotto)

Nel contesto clinico dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA), la provocazione del vomito, comunemente definita vomito autoindotto, rappresenta una delle condotte di eliminazione più diffuse. Si tratta di una pratica volontaria finalizzata all’espulsione del contenuto gastrico dopo un episodio di alimentazione, che sia esso un’abbuffata oggettiva o l’assunzione di una quantità di cibo percepita come eccessiva. Sebbene venga inizialmente vissuta come una strategia di controllo del peso, questa pratica si trasforma rapidamente in un meccanismo psicopatologico complesso che alimenta la persistenza del disturbo alimentare.

Funzione psicologica e circolo vizioso

Il vomito autoindotto viene spesso utilizzato come condotta compensatoria per contrastare l’apporto calorico e mitigare il senso di colpa, l’angoscia e il malessere fisico che seguono l’ingestione di cibo. Nelle fasi iniziali, la persona può sperimentare un senso di sollievo immediato e una illusoria percezione di controllo sul proprio corpo. Tuttavia, questo sollievo funge da rinforzo negativo : la riduzione dell’ansia rende più probabile la ripetizione del comportamento in futuro, innescando un circolo vizioso difficile da interrompere autonomamente.

Con il passare del tempo, la provocazione del vomito può perdere la sua funzione puramente compensatoria per trasformarsi in una vera e propria compulsione o in un rituale paradossalmente piacevole o calmante, talvolta pianificato indipendentemente dall’entità del pasto consumato. In ambito diagnostico, la frequenza di tali episodi è un criterio fondamentale per determinare la gravità di patologie come la Bulimia Nervosa e l’Anoressia Nervosa (sottotipo con abbuffate/condotte di eliminazione).

Conseguenze fisiche e complicanze mediche

La pratica regolare del vomito autoindotto espone l’organismo a gravi rischi per la salute, coinvolgendo diversi apparati :

  • Apparato odontoiatrico e orofaringeo : l’esposizione cronica ai succhi gastrici acidi provoca l’erosione dello smalto dentale, l’insorgenza di carie, gengiviti e il rigonfiamento delle ghiandole salivari (parotidi), che conferisce al volto un aspetto gonfio.
  • Apparato digerente : possono manifestarsi esofagiti, reflusso gastroesofageo, ulcere e, nei casi più gravi, lacerazioni esofagee o rotture gastriche che costituiscono emergenze mediche.
  • Equilibrio elettrolitico : la perdita massiccia di liquidi e sali minerali può causare ipopotassiemia e alcalosi metabolica, condizioni che espongono al rischio di aritmie cardiache, debolezza muscolare e danni renali.
  • Segni cutanei : il frequente sfregamento delle nocche contro i denti per indurre il riflesso faringeo può causare callosità o cicatrici sul dorso della mano, un segno clinico noto come segno di Russell.

Trattamento e approccio terapeutico

Superare la dipendenza dal vomito autoindotto richiede un intervento multidisciplinare che integri aspetti psicoterapeutici, medici e nutrizionali. La Terapia Cognitivo-Comportamentale migliorata (CBT-E) è considerata il trattamento d’elezione, poiché mira a normalizzare lo schema alimentare, riducendo i trigger che portano all’abbuffata e fornendo strategie alternative per la gestione delle emozioni negative. Il percorso di cura si focalizza sulla decostruzione dell’eccessiva importanza attribuita al peso e alle forme corporee, promuovendo una maggiore consapevolezza delle proprie risposte emotive e corporee.

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