Giada inizia il suo percorso in Comestai nel novembre del 2025: questa è la sua storia, raccontata attraverso le parole di sua madre Stefania.
I primi segnali e la difficoltà di trovare la strada giusta
Stefania coglie i segnali del malessere di Giada un po’ alla volta.
“Lavoro molte ore al giorno e a un certo punto mi sono resa conto che avevo smesso di parlare davvero con mia figlia. Vedevo solo i cambiamenti esterni. Già due anni fa, accorgendomi delle prime difficoltà, mi sono rivolta al medico di base (viviamo a Favignana, un’isola piccola). Gli ho detto subito che non volevo nessuna dieta: non mi interessava il peso di Giada. Eppure vedevo che il peso stava diventando un problema per lei, insieme ad altre fragilità che portavamo dietro anche dalla pandemia.”
Il medico di base consiglia a Giada di rivolgersi ad una psicologa, con cui inizia i primi incontri.
“Giada ci andava ma quando tornava dagli incontri, lei che normalmente condivideva tutto, era taciturna. I risultati erano molto poveri. Poi, su consiglio della psicologa e del medico, è arrivato il dietologo. Io lo volevo evitare in ogni modo, ma ci siamo andate. Giada ha iniziato una dieta molto restrittiva. A un certo punto ha scoperto, nella sua cerchia di amici, che ad altre persone era stata prescritta la stessa identica dieta. L’ha vissuto come un disinteresse nei suoi confronti e ha mollato tutto, sia la psicologa che il dietologo.”
Avendo sviluppato una forte sfiducia nei confronti dei professionisti, Giada non segue più alcun percorso per circa un anno.
L’incontro con Comestai
“Ho trovato Comestai per caso. Frequento la magistrale in scienze pedagogiche a Roma, una città in cui trascorriamo molto tempo, e nella chat universitaria una ragazza ha scritto dell’inaugurazione del centro a Roma. Già nell’invito avevo intravisto un approccio che mi ha colpita. Ho contattato il centro, Aurora mi ha risposto e ci ha messo in contatto con la dottoressa.”
Il giorno dell’incontro in presenza Giada era spaventata e tremava, perché era convinta che sarebbe stato come tutte le altre volte. Ma Stefania era fiduciosa.
“Dal primo incontro ho capito che era diverso: un approccio diretto, nessuna dieta da seguire. Da lì Giada ha continuato il percorso senza interruzioni.”
Giada ha iniziato a sentirsi a suo agio e con lei anche sua madre.
“Un giorno l’ho accompagnata al centro. Eravamo in anticipo e lei mi ha chiesto di prendere uno yogurt insieme prima di entrare. Poi pensavo di lasciarla lì e andarmene. Invece mi sono seduta sul divano e non mi sono più alzata, avevo una sensazione di pace totale. La sensazione di aver messo mia figlia nelle mani di qualcuno che poteva davvero aiutarla.”
I cambiamenti: una figlia che ha ripreso in mano la sua vita
I cambiamenti che Stefania nota sono tanti e quasi nessuno riguarda il corpo.
“Prima Giada diceva sempre sì a tutto. Non dava mai problemi. Noi forse non ci siamo sforzati abbastanza di capire cosa volesse davvero, proprio perché non protestava mai. Ora dice no. Contesta i nostri discorsi. E ne siamo contenti, volevamo proprio questo. E sa anche rispondere quando qualcuno giudica lei o altri per l’aspetto fisico.
Sul lavoro riesce a gestire lo stress e, se mentre prima si sentiva sempre osservata e giudicata, ora molto meno.
Poco prima di iniziare il percorso aveva vissuto anche la rottura di un’amicizia importante, che l’aveva provata moltissimo. Sono certa che senza Comestai non sarebbe riuscita a superarla. Io ero tranquilla, mi sono fatta da parte: la vedevo prendere in mano la sua vita.
Sono anche spariti gli attacchi di fame. Prima aveva crisi fortissime, litigava con noi se il frigo non era pieno. Ora mangia con regolarità.
E poi non ha mai voluto dividere il cibo con nessuno. Ieri, dopo sette anni in cui non avevo un momento libero da lavoro, stavamo dividendo un gelato. A un certo punto mi dice: dai, non ne voglio più, prendilo tu. In passato non sarebbe mai accaduto. Sono piccole cose. Ma sono quelle a cui bisogna imparare a fare caso.”
Quello che ho imparato anch’io
“Questo non è un percorso solo di Giada. È un percorso di tutta la famiglia.”
Giada, per sua scelta, condivide spesso le cose che impara con sua madre. C’è un dialogo forte tra di loro e questo sta permettendo anche a Stefania di imparare molto.
“Io ho imparato a non dire le cose sbagliate. Ho perso mio padre a 17 anni, e ho sempre avuto l’abitudine di dire: se ho superato quello, posso superare tutto. Giada mi ha spiegato che non funziona così; anzi, che la mia forza la metteva in difficoltà quando era fragile, perché sentiva di doversi dimostrare all’altezza. Me lo ha spiegato lei. E io sono felice che lo faccia.
Ho anche ripensato a episodi della mia infanzia: mia madre che, in un negozio, disse alla commessa che non poteva mostrarmi una gonna perché avevo le gambe grosse. Ho capito quanto danno può fare un genitore, anche senza volerlo. E ho pensato a quanti danni potessi aver fatto anch’io, senza rendermene conto.
Con questo percorso ho imparato a ridefinire le mie priorità: ora prima di tutto viene lei.”
Perché parlarne, senza vergogna
“Giada oggi è fiera di dire che è in cura presso Comestai. Non sempre la gente la guarda bene e questo la dice lunga su quanto ancora dobbiamo lavorare culturalmente su questi temi. I disturbi del comportamento alimentare non vengono ancora visti come un problema serio da affrontare. Bisogna dargli più importanza e visibilità.”
L’online come accessibilità
Per Giada l’approccio online è stato fondamentale.
“Sull’isola dove viviamo non c’è molto, per qualsiasi cosa dobbiamo prendere l’aliscafo e andare a Trapani, con costi e tempi importanti. Ero certa che partire ogni volta avrebbe scoraggiato Giada, che comunque non ama lasciare l’isola. Quando le hanno detto che si poteva fare online era contentissima.
E poi quello che conta è la qualità del dialogo. Può essere in presenza o su uno schermo, l’importante è che la persona che ha di fronte è empatica e competente. I ragazzi ormai sono abituati alla telecamera, è la persona che hanno di fronte che deve essere credibile.
Ora Giada sa di poter contare su qualcuno. Sa che non è sola, e che non è l’unica ad avere questo tipo di problema. Questo per lei è stato importante quanto tutto il resto.”
“Siete stati voi a farmi nascere una nuova figlia”“Io stavo cercando la strada, ma non la trovavo. Benedico il giorno in cui vi ho incontrato.
In voi Giada ha trovato l’ala per volare.”





