La tradizionale concezione che abbiamo della salute mentale è connessa all’idea di un* paziente e un* psicolog*, seduti nello studio di quest* ultim*, per un’ora alla settimana.
Il principale difetto di questo modello è che i disturbi mentali raramente si limitano ad un unico ambito. Ad esempio, la depressione può intrecciarsi ad altre malattie croniche, il disturbo ossessivo-compulsivo ai disturbi alimentari e così via. Un* singol* operator*, per quanto espert*, può occuparsi solo di una parte della complessità di questo quadro.
Le recenti ricerche indicano sempre più chiaramente che il modello da seguire è quello dell’assistenza basata sul lavoro di squadra, in équipe. I team integrati e multidisciplinari che condividono le informazioni, concordano gli obiettivi terapeutici e lavorano in sinergia producono infatti risultati migliori rispetto a qualsiasi operator* che agisca da sol*.
I disturbi alimentari si curano in équipe
I disturbi alimentari (DCA) sono tra le patologie più gravi e complesse dal punto di vista medico e rientrano tra quelle che mettono chiaramente in luce i limiti di un’assistenza frammentata. Non perché un* singol* operator* sanitario non sia all’altezza, ma perché la malattia coinvolge tanti ambiti diversi che necessitano un trattamento specifico.
Un* terapeuta può concentrarsi sull’affrontare i pensieri, le emozioni e i comportamenti alla base del disturbo alimentare, ma senza un* medico che verifichi lo stato di salute generale del* paziente o un* dietista che ne valuti i piani nutrizionali, alcuni aspetti fondamentali della cura rimangono trascurati.
Il vantaggio strutturale che sta alla base del funzionamento del modello di équipe terapeutica non consiste solo nell’avere le persone giuste a supporto del* paziente, ma anche nel coordinamento interno tra professionalità. Quando un* terapeuta è a conoscenza di ciò che è emerso durante la seduta di un* paziente con l* propri* dietista, può affrontare la situazione in modo diverso. È proprio questo tipo di assistenza dinamica e integrata che permette di trasformare il percorso di recovery da reattivo a proattivo.
L’online può facilitare la cura
La comunicazione tra numerose figure professionali può essere complessa: qui entra in gioco l’assistenza sanitaria online.
L’assistenza sanitaria tradizionale è frammentata dal punto di vista geografico e logistico: l* terapeuta si trova in uno studio, l* medico che prescrive i farmaci dall’altra parte della città e l* dietista ha una lista d’attesa di diversi mesi. Il coordinamento tra loro ricade in gran parte sul* paziente o sulle sue persone care, ovvero coloro che, trovandosi in mezzo ad un momento difficile e di crisi, sono le meno adatte a tenere le redini della questione.
Un‘assistenza virtuale basata fin dall’inizio su un modello di lavoro d’équipe elimina le barriere e garantisce risultati migliori in termini di cura. Quando l* operator* sanitar* operano all’interno di un sistema condiviso, la distanza geografica smette di essere un fattore limitante. Un* paziente che vive in una comunità rurale può accedere alla stessa qualità di assistenza integrata di chi vive in una grande città e questo è incredibilmente significativo per la sua guarigione.
Il futuro della cura della salute mentale non dipenderà da una singola scoperta rivoluzionaria o da una singola tecnologia. Si baserà invece sul coordinamento, su medic* in grado di avere una visione d’insieme e su sistemi che sappiano venire incontro alle persone nella loro situazione specifica.





