Il termine abilismo definisce un sistema di pregiudizi, stereotipi e discriminazioni rivolto alle persone con disabilità, basato sull’assunto che esista uno standard di corpo normale, produttivo e funzionale. Nel contesto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DAN), l’abilismo gioca un ruolo cruciale nella costruzione e nel mantenimento di un’immagine corporea disfunzionale. Questa forma di discriminazione non si manifesta solo attraverso barriere architettoniche, ma agisce profondamente a livello psicologico, influenzando il modo in cui gli individui percepiscono il proprio valore in relazione alla propria forma fisica e alle proprie capacità interocettive.
L’abilismo affonda le sue radici in una visione della società che premia l’autonomia, la produttività e un’estetica standardizzata. Il corpo che non risponde a questi criteri viene spesso marginalizzato, infantilizzato o considerato come un errore da correggere. Per chi soffre di un disturbo alimentare, questa pressione sociale si traduce in un’ossessione per il controllo: il corpo diventa un oggetto da modellare per aderire a ideali irrealistici di perfezione e magrezza, vissuti come simboli di abilità e successo sociale. In questo senso, la ricerca della magrezza estrema può essere letta come un tentativo disperato di sfuggire allo stigma della disabilità o della non conformità fisica.
L’abilismo interiorizzato è il processo mediante il quale una persona con disabilità o con un corpo non conforme adotta la prospettiva giudicante della società. Questo fenomeno ha conseguenze devastanti sull’immagine corporea, portando a :
La correlazione tra abilismo e disturbi alimentari è particolarmente evidente nelle popolazioni con disabilità intellettiva o neurodivergenza (come l’autismo o l’ADHD). In questi casi, le difficoltà nella regolazione emotiva e le alterazioni della consapevolezza interocettiva (la capacità di percepire segnali interni come fame e sazietà) sono aggravate da un ambiente sociale che non riconosce le loro specificità. La pressione per nascondere la propria disabilità per apparire più occupabili o socialmente accettabili può innescare condotte alimentari patologiche come meccanismo di coping per gestire l’ansia e il senso di rifiuto.
Per affrontare efficacemente il disturbo dell’immagine corporea, è necessario che il trattamento clinico, come la CBT-E, integri una prospettiva critica sull’abilismo. La terapia non deve mirare solo alla regolarizzazione dei pasti, ma deve aiutare il paziente a :
In conclusione, combattere l’abilismo significa promuovere una cultura che valorizzi la biodiversità dei corpi, riducendo il potere distruttivo che gli ideali normativi esercitano sulla salute mentale e sull’integrità psicofisica degli individui.
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