Nel campo dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DNA), il termine affettività indica l’insieme delle emozioni, dei sentimenti e degli stati d’animo che caratterizzano l’esperienza soggettiva di una persona. Non si tratta semplicemente di provare emozioni, ma del modo in cui queste vengono percepite, elaborate e comunicate all’interno delle relazioni. Nei pazienti che soffrono di un disturbo alimentare, la dimensione affettiva appare spesso profondamente compromessa o distorta, diventando uno dei motori principali del comportamento patologico.
L’affettività e l’alimentazione sono intrecciate fin dai primi momenti di vita : il nutrimento fornito dal caregiver non è solo biologico, ma è veicolo di amore, sicurezza e cura. Quando questo legame subisce delle interruzioni o delle distorsioni, il cibo può smettere di essere un elemento nutritivo per diventare un sostituto degli affetti o uno strumento per gestirli. In molti casi, chi soffre di anoressia, bulimia o binge eating utilizza il controllo o l’eccesso alimentare come un modo per “anestetizzare” un’affettività dolorosa o caotica.
Una caratteristica comune a molti disturbi alimentari è la difficoltà nella regolazione emotiva. Questo significa che la persona fatica a gestire l’intensità dei propri stati affettivi, sentendosi spesso sopraffatta da essi. Le principali manifestazioni di questa fragilità sono :
L’affettività influenza drasticamente il modo in cui una persona vede e sente il proprio corpo. In presenza di un’affettività negativa o di una bassa autostima, il corpo viene percepito come un oggetto da controllare, punire o nascondere. Il grasso corporeo, in particolare, viene spesso caricato di significati affettivi negativi, diventando il capro espiatorio di insicurezze relazionali e timori di rifiuto. Al contrario, il dimagrimento estremo può essere vissuto come una corazza affettiva, un modo per rendersi “invulnerabili” o invisibili agli occhi degli altri.
L’affettività non si sviluppa in isolamento, ma all’interno del sistema relazionale. Spesso, nelle storie dei pazienti con DNA, si riscontrano stili comunicativi in cui l’espressione delle emozioni è stata scoraggiata o vissuta come minacciosa. In questi contesti, il disturbo alimentare può diventare l’unico modo per esprimere un bisogno affettivo che non trova spazio nelle parole. Il trattamento deve quindi includere una riflessione sulla dinamica affettiva familiare, aiutando il paziente e i suoi cari a ricostruire canali di comunicazione più sani e trasparenti.
La guarigione da un disturbo alimentare non passa solo attraverso la riabilitazione nutrizionale, ma richiede un profondo lavoro sulla sfera affettiva. La psicoterapia mira a restituire alla persona la capacità di “sentire” senza aver paura, promuovendo :
In sintesi, recuperare una sana affettività significa permettere alla persona di tornare a investire nelle relazioni e nella vita, liberando il cibo dal compito improprio di gestire il cuore.
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