Nel complesso ambito dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA), l’ansia rappresenta una delle componenti psicopatologiche più rilevanti e frequenti. Essa non deve essere intesa solo come una semplice sensazione di preoccupazione, ma come un’emozione innata e complessa che si attiva quando l’individuo percepisce una minaccia, reale o simbolica. Nei pazienti affetti da patologie come l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa o il disturbo da binge eating, l’ansia si intreccia profondamente con il rapporto con il cibo, l’immagine corporea e il bisogno di controllo, diventando spesso un fattore di mantenimento del disturbo stesso.
La relazione tra stati ansiosi e condotta alimentare è di natura bidirezionale : da un lato, l’ansia può influenzare drasticamente l’appetito e le scelte alimentari; dall’altro, le abitudini alimentari disfunzionali possono esacerbare i sintomi ansiosi. Questa interazione crea un circolo vizioso in cui il cibo viene utilizzato come strumento di coping per gestire emozioni intollerabili. Ad esempio, nel Binge Eating Disorder (BED) e nella bulimia, l’abbuffata serve spesso a “mettere a tacere” un’ansia pervasiva, offrendo una gratificazione immediata ma temporanea, seguita purtroppo da sentimenti di colpa e ulteriore angoscia.
Al contrario, nell’Anoressia Nervosa, il controllo ferreo sulle calorie e sul peso corporeo diventa il meccanismo principale per ridurre l’incertezza e l’ansia legata al mondo esterno. In questo caso, la persona sperimenta un paradosso : l’idea di mangiare genera una forte ansia da intrusione o paura di perdere il controllo, mentre il digiuno produce una sensazione di calma e padronanza di sé, seppur patologica.
Le evidenze scientifiche mostrano tassi di comorbidità estremamente elevati tra i DCA e i disturbi d’ansia formali. Le statistiche cliniche indicano che :
L’ansia non agisce solo sulla mente, ma ha ripercussioni concrete sul corpo attraverso l’attivazione di circuiti cerebrali specifici, come l’amigdala. Quando i livelli di ansia sono elevati, il corpo rilascia ormoni dello stress, tra cui il cortisolo e la corticotropina, che possono inibire il senso della fame o, al contrario, spingere verso la ricerca di comfort food ricchi di zuccheri e grassi. Inoltre, l’ansia cronica influisce sulla salute dell’apparato digerente, provocando sintomi quali :
Trattare l’ansia nel contesto di un disturbo alimentare richiede un intervento multidisciplinare. La terapia d’elezione è la CBT-E (terapia cognitivo-comportamentale migliorata), che mira a identificare i trigger emotivi che scatenano le condotte alimentari disfunzionali. L’obiettivo è fornire al paziente strumenti per tollerare l’esposizione all’ansia senza ricorrere a restrizioni o abbuffate. In alcuni casi, può essere necessario il supporto della farmacoterapia, utilizzando antidepressivi o ansiolitici sotto stretto controllo medico, per stabilizzare il quadro clinico e permettere un lavoro psicoterapeutico efficace. In sintesi : la guarigione passa attraverso la riconquista di una serenità emotiva che permetta di abitare il proprio corpo e lo spazio sociale senza il filtro della paura costante.
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