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Coping strategies

Nel campo della psicologia e, in particolare, nello studio dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DNA), le coping strategies (o strategie di fronteggiamento) rappresentano l’insieme dei meccanismi cognitivi e comportamentali che un individuo mette in atto per gestire situazioni percepite come stressanti, difficili o superiori alle proprie risorse. Il termine deriva dall’inglese to cope, che significa fare fronte o gestire con successo. Non si tratta di tratti statici della personalità, ma di processi dinamici che cambiano a seconda del contesto e della valutazione che la persona fa dell’evento stressante.

Classificazione delle strategie di coping

La ricerca scientifica, partendo dai modelli fondamentali di Lazarus e Folkman, distingue le strategie in diverse categorie principali :

  • Coping orientato al problema : mira a gestire o modificare direttamente la fonte dello stress. Include attività come la pianificazione, la ricerca di informazioni operative e l’azione diretta per risolvere la situazione critica.
  • Coping orientato alle emozioni : si focalizza sulla riduzione del disagio emotivo causato dallo stressor. Può includere la ricerca di supporto sociale, la reinterpretazione positiva dell’evento o tecniche di rilassamento.
  • Coping orientato all’evitamento : si manifesta quando la persona cerca di non pensare al problema o di distanziarsi fisicamente ed emotivamente da esso attraverso distrazioni o attività sostitutive.

Il ruolo del coping nei disturbi alimentari

Per chi soffre di un disturbo alimentare, il cibo o la sua restrizione diventano spesso una strategia di coping disfunzionale. In assenza di strumenti emotivi adeguati per gestire ansia, traumi o bassa autostima, il sintomo alimentare (come l’abbuffata o il digiuno) serve a “anestetizzare” il dolore o a fornire un senso illusorio di controllo. In questo contesto, le strategie si dividono in :

  • Strategie adattive : sono funzionali al benessere a lungo termine, come parlare dei propri sentimenti, praticare la mindfulness o chiedere aiuto professionale.
  • Strategie disadattive : offrono un sollievo immediato ma peggiorano la situazione nel tempo, come l’isolamento sociale, l’autocritica feroce e l’uso di sostanze o comportamenti alimentari patologici.

Coping proattivo e resilienza

Una distinzione moderna molto importante è quella tra coping reattivo e coping proattivo. Mentre il primo interviene dopo che l’evento stressante si è verificato, il coping proattivo riguarda la capacità di prevedere potenziali stressor futuri e accumulare risorse (emotive, sociali, cognitive) per affrontarli prima che diventino crisi. Questo approccio è strettamente legato al concetto di resilienza, ovvero la capacità di non solo resistere alle urti della vita, ma di uscirne trasformati e rafforzati.

Come sviluppare nuove abilità di coping

All’interno di percorsi terapeutici come la CBT-E (terapia cognitivo-comportamentale migliorata), i pazienti imparano a identificare i propri trigger (inneschi) e a sostituire le vecchie abitudini dannose con nuove abilità di gestione. Sviluppare un “kit di strumenti” per il coping significa imparare a :

  • Riconoscere precocemente i segnali dello stress nel corpo e nella mente.
  • Praticare l’autocompassione invece del giudizio.
  • Scomporre i problemi complessi in piccoli passi gestibili.
  • Coltivare una rete di supporto sociale affidabile.

In conclusione, le coping strategies sono abilità che possono essere apprese e potenziate. Passare da modalità reattive e disfunzionali a modalità proattive e adattive è uno dei pilastri fondamentali per la guarigione e per il mantenimento di un equilibrio psicologico duraturo.

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