Nel contesto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA), l’attività motoria smette spesso di essere un veicolo di salute e benessere per trasformarsi in uno strumento di controllo e punizione. L’esercizio fisico compulsivo, spesso associato alla sindrome da overtraining (sovrallenamento), rappresenta una manifestazione clinica complessa che coinvolge sia la sfera fisiologica che quella psicologica dell’individuo. Non si tratta semplicemente di “allenarsi troppo”, ma di un legame patologico con il movimento, dove la persona si sente schiava di un impulso irrefrenabile a esercitarsi, indipendentemente dalle condizioni fisiche, dal dolore o dagli impegni sociali.
Per comprendere appieno questo fenomeno, è essenziale distinguere tra la dimensione quantitativa e quella qualitativa del comportamento :
L’overtraining, o sindrome da sovrallenamento, è la conseguenza fisiologica di questo squilibrio cronico tra il carico di lavoro imposto al corpo e i tempi di recupero concessi. Mentre l’overreaching è una condizione temporanea e reversibile con pochi giorni di riposo, l’overtraining è uno stato di esaurimento profondo che può richiedere mesi per essere risolto.
Il corpo e la mente inviano segnali precisi quando l’esercizio fisico diventa una pratica disfunzionale. I sintomi possono essere raggruppati in diverse categorie :
L’esercizio compulsivo è presente in circa il 50% dei pazienti con DCA ed è particolarmente frequente nell’anoressia nervosa e nella vigoressia. In questi casi, il movimento assolve a due funzioni principali : il controllo ossessivo del peso e della forma del corpo e la modulazione delle emozioni. Molti pazienti utilizzano l’attività fisica come una forma di condotta di compenso per “smaltire” le calorie assunte o come meccanismo di coping per gestire ansia, tristezza o senso di vuoto.
Dal punto di vista della terapia cognitivo-comportamentale (CBT-E), l’esercizio compulsivo è considerato un potente meccanismo di mantenimento del disturbo : favorisce l’isolamento sociale, aumenta l’importanza attribuita al peso e interferisce con il recupero ponderale, rendendo il percorso di cura più lungo e complesso.
Uscire dal circolo vizioso dell’overtraining richiede un approccio integrato gestito da un’equipe multidisciplinare. Il primo passo è l’educazione del paziente sulle conseguenze negative del sovrallenamento, come il rischio di fratture da stress, complicazioni cardiache e l’inevitabile declino delle prestazioni fisiche che paradossalmente si verifica proprio a causa dell’eccesso di sforzo.
Il trattamento prevede solitamente :
In sintesi, recuperare un rapporto sano con il proprio corpo significa imparare l’etica del riposo, comprendendo che il recupero non è tempo perso, ma una parte integrante e fondamentale di una vita equilibrata e in salute.
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