L’esofagite da reflusso è un’infiammazione della mucosa dell’esofago causata dalla risalita persistente del contenuto acido dello stomaco. Nel contesto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA), questa condizione rappresenta una delle complicanze fisiche più frequenti e debilitanti. Quando i succhi gastrici, caratterizzati da un pH molto basso e quindi estremamente corrosivi, entrano in contatto ripetuto con le pareti esofagee, provocano un danno tissutale che può variare da una semplice irritazione a vere e proprie lesioni erosive, ulcere o cicatrici permanenti.
Il legame tra l’esofagite e i DCA è particolarmente stretto a causa di specifici comportamenti sintomatici. Negli individui affetti da Bulimia Nervosa o nel sottotipo con abbuffate/condotte di eliminazione dell’Anoressia Nervosa, il vomito autoindotto espone l’esofago a un insulto chimico massiccio e frequente. Allo stesso modo, nel Binge Eating Disorder (BED), le abbuffate oggettive determinano un brusco aumento della pressione intra-addominale e una distensione gastrica eccessiva, fattori che compromettono la tenuta dello sfintere esofageo inferiore (LES), facilitando il reflusso. In molti casi, lo stress psicologico associato al disturbo può ulteriormente aggravare la produzione di acido gastrico, creando un circolo vizioso tra sofferenza emotiva e danno organico.
Le manifestazioni cliniche dell’esofagite da reflusso possono essere suddivise in : sintomi tipici, che riguardano direttamente l’apparato digerente, e sintomi extra-esofagei, spesso più difficili da ricondurre immediatamente alla patologia. Il quadro sintomatologico include :
Per confermare la diagnosi, lo specialista gastroenterologo si avvale generalmente di : l’anamnesi clinica e, nei casi più persistenti o gravi, l’esofagogastroduodenoscopia (EGDS). Questo esame permette di visualizzare direttamente lo stato della mucosa e di classificare la gravità dell’esofagite secondo scale internazionali, come la Classificazione di Los Angeles, che distingue i danni in gradi da A a D in base all’estensione delle erosioni. Altri test utili includono : la pH-impedenzometria delle 24 ore, per misurare l’entità del reflusso durante la giornata, e la manometria esofagea, per valutare la motilità dell’organo e la funzionalità della valvola sfinteriale.
Se non trattata adeguatamente, l’esofagite cronica può portare a conseguenze serie : la formazione di ulcere esofagee, che possono sanguinare causando anemia, o la stenosi esofagea, ovvero un restringimento del lume dovuto a tessuto cicatriziale che ostacola il passaggio del cibo. La complicanza più temibile è l’esofago di Barrett, una condizione precancerosa in cui le cellule della mucosa esofagea mutano per difendersi dall’acido, aumentando sensibilmente il rischio di sviluppare un adenocarcinoma.
La gestione dell’esofagite da reflusso richiede un approccio integrato che agisca su più fronti. La terapia farmacologica si basa principalmente su : l’uso di inibitori della pompa protonica (IPP), come l’omeprazolo, che riducono drasticamente la produzione di acido, e l’impiego di antiacidi o alginati per proteggere la mucosa. Tuttavia, nel paziente con DCA, la cura medica deve procedere parallelamente alla riabilitazione nutrizionale e alla psicoterapia. È fondamentale lavorare sulla riduzione delle condotte di eliminazione e sulla regolarizzazione dei pasti per eliminare la causa scatenante del reflusso. Alcuni accorgimenti comportamentali utili includono :
In sintesi, la guarigione dall’esofagite passa inevitabilmente attraverso la cura del disturbo alimentare sottostante, supportata da una rete di esperti capace di affrontare sia il danno fisico che il disagio psichico.
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