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Purgativo

Nel contesto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DNA), il termine purgativo si riferisce a qualsiasi sostanza o metodo utilizzato con l’intento di espellere rapidamente il cibo dal corpo o di “compensare” l’ingestione di calorie. Sebbene in ambito medico i purganti (come i lassativi) abbiano indicazioni specifiche per il trattamento della stitichezza occasionale, nei disturbi alimentari il loro utilizzo assume una connotazione patologica, diventando una vera e propria condotta di eliminazione. Questa pratica è centrale in quadri clinici come la bulimia nervosa e il sottotipo purgativo dell’anoressia nervosa.

Tipologie e meccanismi d’azione

L’uso purgativo non si limita esclusivamente ai farmaci, ma abbraccia diverse modalità che il paziente mette in atto nel tentativo di mantenere il controllo sul peso corporeo. Le principali categorie includono :

  • Lassativi : sostanze che accelerano il transito intestinale. Spesso chi ne abusa crede erroneamente che impediscano l’assorbimento delle calorie, ma in realtà agiscono sull’intestino crasso quando la maggior parte dei nutrienti è già stata assorbita nel tenue.
  • Diuretici : farmaci che favoriscono l’eliminazione di liquidi attraverso l’urina. Il loro uso non riduce il grasso corporeo, ma causa solo una perdita temporanea di acqua, portando a una pericolosa disidratazione.
  • Vomito autoindotto : la forma più comune di condotta purgativa, utilizzata per liberarsi del cibo subito dopo un’abbuffata o anche dopo pasti considerati “eccessivi” dal paziente.

Il mito dell’efficacia calorica

Uno degli aspetti più tragici dell’abuso di sostanze con finalità purgativa è la loro inefficacia nel prevenire l’aumento di peso. Studi clinici hanno dimostrato che il vomito autoindotto riesce a eliminare solo una parte delle calorie ingerite (circa il 50% se effettuato immediatamente), mentre i lassativi hanno un effetto quasi nullo sull’assorbimento calorico, poiché i grassi e i carboidrati vengono processati molto prima che il farmaco faccia effetto. La sensazione di “leggerezza” o il calo ponderale sulla bilancia sono dovuti esclusivamente alla perdita di liquidi e sali minerali, non alla perdita di tessuto adiposo.

Conseguenze cliniche e rischi per la salute

L’uso cronico e improprio di metodi purgativi comporta gravi danni multisistemici :

  • Squilibri elettrolitici : la perdita di potassio, sodio e cloro può causare aritmie cardiache fatali, arresto cardiaco e insufficienza renale.
  • Danni all’apparato digerente : l’abuso di lassativi può portare al cosiddetto “colon atonico”, una condizione in cui l’intestino perde la sua naturale capacità contrattile, rendendo impossibile la defecazione senza stimoli chimici.
  • Complicanze odontoiatriche : nel caso del vomito, l’acidità gastrica corrode lo smalto dentale, causando carie frequenti, sensibilità estrema e perdita dei denti.
  • Melanosi del colon : una pigmentazione scura della mucosa intestinale tipica di chi utilizza lassativi antrachinonici per lunghi periodi.

Aspetti psicologici e trattamento

L’atto purgativo è spesso vissuto dal paziente come un meccanismo di coping per gestire l’ansia, il senso di colpa e il terrore di ingrassare. Si instaura un circolo vizioso in cui la purga “autorizza” l’abbuffata successiva, creando una dipendenza fisica e psicologica difficile da spezzare senza aiuto professionale. Il trattamento d’elezione, come la terapia cognitivo-comportamentale (CBT-E), mira a regolarizzare l’alimentazione, interrompendo la catena abbuffata-vomito e aiutando il paziente a sviluppare strategie più sane per la regolazione emotiva, eliminando gradualmente la necessità del comportamento purgativo.

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