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Cognitivo

Il termine cognitivo si riferisce a tutto ciò che riguarda i processi della mente attraverso i quali acquisiamo, elaboriamo, memorizziamo e recuperiamo informazioni. Nel contesto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, l’aspetto cognitivo gioca un ruolo di fondamentale importanza, poiché le azioni legate al cibo non sono mai semplici impulsi meccanici, ma il risultato di complessi schemi di pensiero, credenze e interpretazioni della realtà. Comprendere la dimensione cognitiva significa esplorare come una persona percepisce il proprio corpo, come valuta il proprio valore personale e quali regole mentali applica alla propria alimentazione.

I processi cognitivi e la loro funzione

La cognizione comprende diverse funzioni mentali superiori che interagiscono costantemente :

  • Attenzione : la capacità di selezionare determinati stimoli. Nei disturbi alimentari, si osserva spesso un’attenzione selettiva verso i difetti fisici o le calorie.
  • Memoria : il magazzino dove conserviamo le esperienze passate e le regole apprese, che influenzano le scelte presenti.
  • Percezione : il modo in cui interpretiamo i segnali sensoriali. Un esempio tipico è la dismorfofobia, ovvero la percezione distorta delle proprie forme corporee.
  • Linguaggio interno : quel dialogo costante che abbiamo con noi stessi e che, in presenza di una patologia, può diventare estremamente critico e giudicante.

Le distorsioni cognitive nei disturbi alimentari

Le distorsioni cognitive sono errori sistematici nel modo di pensare che portano a una visione distorta della realtà. Chi soffre di un disturbo alimentare tende a sviluppare schemi mentali rigidi che alimentano la sofferenza psicologica. Tra le più comuni troviamo :

  • Pensiero tutto o nulla : valutare le situazioni in termini estremi, senza sfumature. Ad esempio, considerare una giornata “fallita” per aver mangiato un singolo alimento non previsto.
  • Ipergeneralizzazione : trarre conclusioni globali da un singolo evento isolato, come pensare “non avrò mai controllo” dopo un episodio di abbuffata.
  • Astrazione selettiva : concentrarsi su un unico dettaglio negativo trascurando tutto il resto del contesto positivo.
  • Doverizzazione : l’uso di regole rigide espresse con “devo” o “dovrei”, che creano un costante senso di colpa e inadeguatezza.

L’eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo

Dal punto di vista cognitivo, il nucleo centrale di molti disturbi alimentari è l’identificazione del proprio valore esclusivamente attraverso il controllo del peso. Mentre la maggior parte delle persone valuta se stessa in base a diversi domini (lavoro, relazioni, hobby), chi soffre di queste patologie subisce un “restringimento cognitivo” : l’unico parametro di successo o fallimento diventa la bilancia. Questa distorsione cognitiva spinge l’individuo a monitorare ossessivamente il corpo (body checking) o, al contrario, a evitarlo completamente per non affrontare l’angoscia della visione di sé.

L’approccio terapeutico cognitivo-comportamentale

La terapia d’elezione per affrontare queste problematiche è la CBT-E (terapia cognitivo-comportamentale migliorata). Questo intervento mira a identificare e modificare i pensieri disfunzionali che mantengono il disturbo. Il lavoro non si limita a cambiare il comportamento alimentare, ma agisce sulla struttura cognitiva profonda per aiutare il paziente a :

  • Riconoscere i propri automatismi di pensiero e metterli in discussione.
  • Sviluppare una visione più flessibile e meno critica di se stessi.
  • Costruire nuovi domini di autovalutazione che non dipendano dall’estetica.
  • Gestire le emozioni difficili senza utilizzare il cibo come unico strumento di regolazione.

In conclusione, l’area cognitiva rappresenta il “motore” del disturbo alimentare : intervenire sui processi di pensiero è il passo decisivo per ottenere un cambiamento duraturo e ritrovare un rapporto sano con se stessi e con la realtà circostante.

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