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Prevenzione delle ricadute (Relapse prevention)

Nel percorso di cura dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA), la prevenzione delle ricadute, spesso indicata con il termine inglese relapse prevention, rappresenta una fase fondamentale e strutturata del trattamento. Non si tratta di un semplice augurio di benessere, ma di un insieme di strategie cognitivo-comportamentali progettate per aiutare l’individuo a mantenere i risultati raggiunti e a gestire i momenti di vulnerabilità. Questo approccio, originariamente sviluppato da G. Alan Marlatt, vede la ricaduta non come un fallimento catastrofico, ma come un processo che può essere compreso, previsto e interrotto.

La distinzione tra scivolone e ricaduta

Un concetto cardine della relapse prevention è la distinzione tra il cosiddetto scivolone (lapse) e la ricaduta vera e propria (relapse). Questa differenza è cruciale dal punto di vista psicologico :

  • Lo scivolone : consiste in un singolo episodio isolato di ritorno al comportamento disfunzionale, come un’abbuffata o una condotta di compenso, dopo un periodo di astinenza o stabilità alimentare.
  • La ricaduta : si verifica quando lo scivolone non viene gestito correttamente e porta al ripristino dei vecchi schemi comportamentali e cognitivi in modo continuativo, invalidando i progressi fatti.

L’obiettivo della terapia è insegnare al paziente a trasformare lo scivolone in un’occasione di apprendimento, evitando l’effetto di violazione dell’astinenza, ovvero quel meccanismo mentale per cui, dopo un piccolo errore, la persona pensa : “ormai ho rovinato tutto, tanto vale continuare a stare male”.

Identificare le situazioni ad alto rischio

La prevenzione efficace inizia con l’identificazione dei trigger, ovvero di quelle situazioni, emozioni o pensieri che aumentano la probabilità di tornare ai sintomi del disturbo alimentare. Le situazioni ad alto rischio possono essere :

  • Stati emotivi negativi : ansia, solitudine, noia o rabbia che la persona non riesce a regolare se non attraverso il cibo.
  • Conflitti interpersonali : discussioni con familiari, partner o amici che generano un senso di inadeguatezza.
  • Pressioni sociali : eventi conviviali, commenti sull’aspetto fisico o l’esposizione a modelli estetici irrealistici sui social media.
  • Cambiamenti di vita : traslochi, nuovi lavori o fine di relazioni che alterano l’equilibrio e la routine quotidiana.

Le fasi della ricaduta

La ricerca clinica ha dimostrato che la ricaduta non è un evento improvviso, ma un processo che attraversa tre stadi principali :

In primo luogo, la ricaduta emotiva : la persona non sta pensando coscientemente di ricominciare con i sintomi, ma le sue emozioni e i suoi comportamenti stanno preparando il terreno. I segnali includono l’isolamento, la scarsa cura di sé e l’irrigidimento del pensiero.

Segue la ricaduta mentale : si vive un conflitto interiore tra il desiderio di guarire e la tentazione di tornare ai vecchi comportamenti. In questa fase compaiono il craving (desiderio impulsivo), la minimizzazione delle conseguenze negative passate e la pianificazione segreta del comportamento disfunzionale.

Infine, avviene la ricaduta fisica : si torna concretamente a praticare le condotte del DCA. La prevenzione delle ricadute mira a intervenire preferibilmente nei primi due stadi, dove il controllo è ancora maggiore.

Strumenti pratici di prevenzione

Per affrontare le sfide del mantenimento, la CBT-E (terapia cognitivo-comportamentale migliorata) e altri approcci specialistici forniscono strumenti specifici :

  • Problem solving : imparare a scomporre una difficoltà in piccoli passi gestibili invece di farsi travolgere dall’ansia.
  • Urge surfing : una tecnica di mindfulness che insegna a “cavalcare l’onda” dell’impulso senza metterlo in atto, osservandolo mentre sale, raggiunge il picco e poi decresce naturalmente.
  • Ristrutturazione cognitiva : identificare e sfidare i pensieri critici e perfezionistici che alimentano il disturbo.
  • Piano di emergenza : una lista scritta di azioni concrete da compiere e persone da contattare quando si avvertono i primi segnali di allarme.

Il ruolo della resilienza e dell’autostima

Oltre alle tecniche comportamentali, la relapse prevention lavora sul potenziamento della self-efficacy, ovvero la fiducia della persona nella propria capacità di gestire situazioni difficili senza ricorrere ai sintomi del DCA. Costruire una vita piena, basata su valori che vadano oltre il peso e la forma del corpo, è il fattore di protezione più potente a lungo termine. La guarigione non è un processo lineare, ma un cammino in cui ogni sfida superata rinforza la resilienza dell’individuo, rendendolo capace di abitare il proprio corpo e le proprie emozioni con rinnovata consapevolezza.

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