Il colloquio motivazionale (CM) rappresenta un approccio terapeutico e comunicativo centrato sulla persona, ideato originariamente da William R. Miller e Stephen Rollnick. Nel contesto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA), questo metodo si è rivelato uno strumento indispensabile per affrontare uno dei maggiori ostacoli al trattamento : l’ambivalenza verso il cambiamento. Molte persone che soffrono di anoressia, bulimia o binge eating sperimentano un profondo conflitto interiore tra il desiderio di guarire e la paura di abbandonare i comportamenti alimentari disfunzionali, che spesso vengono percepiti come meccanismi di difesa o di controllo.
A differenza di approcci più direttivi o prescrittivi, il colloquio motivazionale non mira a imporre il cambiamento dall’esterno, ma a evocarlo dall’interno della persona. Lo specialista agisce come un facilitatore che aiuta il paziente a esplorare i propri valori e obiettivi. Lo spirito del colloquio motivazionale si fonda su quattro pilastri essenziali :
Per tradurre questi principi in pratica clinica, il colloquio motivazionale utilizza specifiche strategie di micro-counseling, riassunte spesso dall’acronimo OARS. Queste tecniche aiutano a costruire una solida alleanza terapeutica e a ridurre la resistenza :
Nei DCA, la motivazione è spesso fluttuante. Un paziente può desiderare di tornare a uscire con gli amici (valore importante) ma temere il pasto sociale (comportamento protettivo del disturbo). Il colloquio motivazionale lavora su questa discrepanza : aiuta la persona a visualizzare come il disturbo alimentare stia ostacolando il raggiungimento di ciò che conta davvero per lei. Invece di lottare contro la resistenza, il terapeuta “asseconda il movimento”, cercando di capire quali bisogni il sintomo stia cercando di soddisfare e come questi bisogni possano essere colmati in modi più sani.
Questo approccio è particolarmente efficace nelle fasi iniziali del trattamento, come il primo colloquio conoscitivo, o nei momenti di stallo terapeutico. Riducendo la pressione e il senso di colpa, il colloquio motivazionale aumenta la probabilità che il paziente aderisca al percorso di cura multidisciplinare, che include la riabilitazione nutrizionale e la psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT-E). In sintesi, il colloquio motivazionale non serve a “convincere” qualcuno a guarire, ma a creare uno spazio sicuro dove la persona possa trovare il coraggio di scegliere la vita al posto della malattia.
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