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Motivazione

Nel contesto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA), la motivazione non è un tratto statico della personalità, bensì un processo dinamico e fluttuante, fondamentale per l’inizio e il mantenimento di qualsiasi percorso di cura. Essa rappresenta la spinta interna o esterna che induce una persona a modificare i propri comportamenti alimentari disfunzionali e a impegnarsi in una terapia spesso lunga e complessa. Data la natura stessa dei disturbi alimentari, caratterizzati frequentemente da una forte egosintonia (ovvero il sentire il disturbo come parte integrante e positiva di sé), la costruzione della motivazione costituisce una delle sfide cliniche più significative per gli specialisti.

La natura complessa della motivazione nei DCA

A differenza di altre condizioni cliniche, chi soffre di un disturbo alimentare può nutrire sentimenti profondamente contrastanti verso la guarigione. Questa condizione è definita ambivalenza : da un lato esiste il desiderio di liberarsi dalla sofferenza e dalle complicazioni mediche, dall’altro vi è il timore di perdere il controllo sul peso, sulla forma del corpo o sulle funzioni psicologiche che il disturbo assolve (come la gestione delle emozioni negative o il senso di identità). La motivazione può essere suddivisa in diverse tipologie :

  • Motivazione estrinseca : quando la spinta al cambiamento proviene dall’esterno, ad esempio per pressione dei familiari, per necessità mediche urgenti o per evitare conseguenze legali o professionali. Sebbene utile nelle fasi iniziali, raramente è sufficiente a garantire il recupero a lungo termine se non viene interiorizzata.
  • Motivazione intrinseca : rappresenta il desiderio personale e profondo di cambiare per il proprio benessere, per i propri valori e per una migliore qualità della vita. È il motore principale della guarigione duratura.
  • Attività autoregolata : un agire orientato all’obiettivo che si manifesta con una relativa assenza di resistenze interne verso un risultato considerato attraente.
  • Attività autocontrollata : un impegno della volontà necessario per superare attivamente le resistenze interne ed esterne che si oppongono al cambiamento.

Le fasi del cambiamento

Secondo il modello transtorico di Prochaska e DiClemente, la motivazione attraversa diversi stadi, ognuno dei quali richiede un approccio terapeutico specifico :

  • Pre-contemplazione : la persona non riconosce di avere un problema o non ha intenzione di cambiare nel prossimo futuro. Il disturbo è spesso vissuto come una soluzione ai propri problemi piuttosto che come il problema stesso.
  • Contemplazione : emerge la consapevolezza del problema e si inizia a valutare l’idea del cambiamento, ma l’ambivalenza è massima. Si soppesano continuamente i pro e i contro della malattia e della guarigione.
  • Determinazione (o Preparazione) : il paziente decide che il cambiamento è necessario e inizia a pianificare i passi da compiere.
  • Azione : vengono messi in atto cambiamenti concreti nel comportamento alimentare e si affrontano attivamente i trigger emotivi.
  • Mantenimento : l’attenzione si sposta sulla prevenzione delle ricadute e sulla stabilizzazione dei nuovi equilibri raggiunti.

Il ruolo dell’ambivalenza e delle resistenze

È normale che durante il trattamento compaiano resistenze. Queste non devono essere interpretate come mancanza di volontà o “cattiva fede” del paziente, ma come meccanismi di difesa contro l’angoscia che il cambiamento comporta. In psicologia, la resistenza è la forza che si oppone al superamento della condizione patologica. Il lavoro clinico, spesso attraverso l’intervista motivazionale, mira a normalizzare questa ambivalenza e ad aiutare la persona a risolvere il conflitto interiore, rafforzando i motivi per i quali vale la pena mettersi in gioco.

Strategie per sostenere la motivazione

Per favorire lo sviluppo di una solida motivazione al trattamento, è essenziale agire su più fronti :

  • Alleanza terapeutica : costruire un rapporto di fiducia basato sull’empatia e l’assenza di giudizio.
  • Bilancia decisionale : analizzare insieme al paziente i benefici e i costi del disturbo alimentare rispetto a quelli della guarigione.
  • Sostegno all’autoefficacia : valorizzare ogni piccolo successo ottenuto per aumentare la fiducia del paziente nella propria capacità di cambiare.
  • Normalizzazione della ricaduta : considerare gli eventuali scivoloni come parte del processo di apprendimento e non come fallimenti totali, facilitando l’analisi degli aspetti che li hanno favoriti.
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