Nel contesto della psicologia clinica e del trattamento dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, il concetto di setting rappresenta molto più di una semplice cornice logistica. Esso è l’insieme di tutte le condizioni materiali, relazionali e mentali che permettono lo svolgimento del processo di cura. Il termine, derivato dall’inglese to set (fissare, stabilire), definisce quel perimetro protetto entro il quale paziente e terapeuta possono interagire in modo sicuro, distinguendo la relazione terapeutica da qualsiasi altro tipo di rapporto interpersonale, come l’amicizia o la parentela.
Il setting terapeutico si articola solitamente in due dimensioni principali che lavorano in sinergia per garantire la stabilità del percorso :
I confini del setting non sono barriere rigide fine a se stesse, ma strumenti clinici fondamentali. La loro funzione è quella di creare un contenitore capace di accogliere i vissuti dolorosi, le ansie e le resistenze del paziente. Nei percorsi legati ai disturbi alimentari, dove il controllo e la disregolazione emotiva sono centrali, un setting stabile offre un punto di riferimento esterno che aiuta a regolare il caos interno. La puntualità, il rispetto degli spazi e la chiarezza sulle regole di annullamento delle sedute comunicano al paziente che esiste un ambiente affidabile che può “reggere” il peso del suo disagio.
In ambito terapeutico, ogni evento che modifica le regole stabilite viene definito rottura del setting. Questo può includere ritardi cronici, richieste di spostamenti frequenti, telefonate fuori orario o il mancato pagamento delle sedute. Lungi dall’essere solo un problema burocratico, queste violazioni sono considerate materiale clinico prezioso : esse rivelano spesso dinamiche profonde del paziente, come la paura della dipendenza, il bisogno di testare la tenuta del terapeuta o la difficoltà a rispettare i limiti. Il compito dello specialista è quello di osservare queste dinamiche senza giudizio, aiutando il paziente a comprenderne il significato simbolico all’interno del processo di guarigione.
Per chi soffre di patologie come la bulimia o l’anoressia nervosa, il setting rappresenta spesso il primo luogo in cui è possibile sperimentare una relazione basata sulla fiducia e sulla costanza, anziché sul giudizio estetico o sulla prestazione. In alcuni casi, il setting può espandersi (ad esempio includendo pasti assistiti o interventi domiciliari), ma deve sempre mantenere una struttura coerente per evitare che la relazione diventi eccessivamente confusa o collusiva. In definitiva, il setting è il garante del processo trasformativo : senza una cornice ben definita, non può esserci lo spazio mentale necessario per il cambiamento psicologico.
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