La terapia basata sulla compassione, conosciuta a livello internazionale come Compassion Focused Therapy (CFT), rappresenta uno degli approcci più innovativi e promettenti all’interno delle cosiddette terapie cognitive comportamentali di terza generazione. Sviluppata originariamente dal professor Paul Gilbert verso la fine degli anni ’80, questa forma di psicoterapia integra scoperte provenienti dalla psicologia evoluzionistica, dalle neuroscienze, dalla teoria dell’attaccamento e dalla filosofia buddista. La CFT è nata specificamente per aiutare persone che soffrono di elevati livelli di autocritica e vergogna, sentimenti che spesso risultano resistenti ai trattamenti cognitivi tradizionali.
Al cuore della CFT risiede un modello neurofisiologico che descrive come il nostro cervello regola le emozioni attraverso tre sistemi principali che si sono evoluti per garantire la nostra sopravvivenza :
Nei disturbi dell’alimentazione, l’autocritica agisce come un persecutore interno costante. Il paziente tende a monitorare ogni caloria e ogni grammo di peso con un atteggiamento giudicante e punitivo. La vergogna, inoltre, è spesso il motore che spinge l’individuo a nascondere i propri comportamenti (come le abbuffate o le condotte di eliminazione), isolandosi socialmente. La terapia basata sulla compassione non intende la compassione come una forma di pietà o di debolezza, bensì come una risorsa di forza e coraggio per guardare alla propria sofferenza senza esserne travolti.
L’obiettivo clinico è insegnare al paziente a disattivare la risposta di attacco-fuga rivolta verso se stessi e ad attivare il sistema di affiliazione. Questo processo permette di ridurre l’impatto distruttivo della “voce critica” che alimenta la patologia alimentare, sostituendola con una voce interna più gentile, saggia e supportiva.
La parte pratica della terapia prevede il cosiddetto Compassionate Mind Training, ovvero un addestramento mentale che utilizza diverse tecniche per stimolare le aree cerebrali connesse alla calma :
Le evidenze scientifiche dimostrano che la CFT è particolarmente efficace nel migliorare l’immagine corporea e nel ridurre la gravità dei sintomi nei pazienti con bulimia nervosa e binge eating disorder. Sviluppando la capacità di auto-calmarsi, il paziente smette gradualmente di utilizzare il cibo (o la sua privazione) come unico strumento di regolazione emotiva. La terapia basata sulla compassione offre quindi una bussola per navigare le tempeste emotive con maggiore resilienza, promuovendo una guarigione profonda che va oltre la semplice normalizzazione del comportamento alimentare, puntando a una riconciliazione duratura con il proprio sé.
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