Nel contesto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA), e in particolare dell’anoressia nervosa, la bradicardia rappresenta una delle complicanze mediche più frequenti e significative. In termini clinici, si parla di bradicardia quando la frequenza cardiaca a riposo scende al di sotto dei 60 battiti al minuto (bpm). Sebbene in alcuni atleti di alto livello una frequenza cardiaca bassa possa essere un segno di efficienza cardiovascolare, nei pazienti affetti da malnutrizione grave essa è quasi sempre il segnale di un pericoloso adattamento dell’organismo a una carenza energetica estrema.
La bradicardia riscontrata nei pazienti con gravi restrizioni alimentari non è un evento casuale, ma il risultato di un preciso meccanismo di sopravvivenza messo in atto dal corpo umano. Quando l’apporto calorico è insufficiente per sostenere le normali funzioni vitali, l’organismo entra in uno stato di “risparmio energetico”. Questo processo di adattamento metabolico coinvolge diversi sistemi :
Molto spesso la bradicardia è asintomatica nelle fasi iniziali, il che la rende particolarmente insidiosa. Tuttavia, con il progredire della perdita di peso e della malnutrizione, possono comparire segnali evidenti che indicano una sofferenza del sistema cardiovascolare :
Ignorare una condizione di bradicardia in un paziente con disturbo alimentare può portare a conseguenze fatali. Quando la frequenza cardiaca scende sotto soglie critiche (spesso identificate clinicamente sotto i 40-35 bpm), il rischio di arresto cardiaco improvviso o di aritmie ventricolari aumenta drasticamente. La bradicardia è spesso associata ad altre alterazioni, come l’allungamento dell’intervallo QT all’elettrocardiogramma, che predispone il cuore a battiti irregolari e pericolosi.
Le complicanze non riguardano solo il ritmo, ma l’intera stabilità del sistema : la gittata cardiaca diminuisce, i tessuti ricevono meno ossigeno e nutrienti, e si possono verificare versamenti pericardici (accumulo di liquido intorno al cuore). Per questo motivo, la bradicardia severa è spesso uno dei criteri clinici principali per l’ospedalizzazione d’urgenza del paziente.
La buona notizia è che, nella maggior parte dei casi, la bradicardia associata ai disturbi alimentari è una condizione reversibile. Il trattamento principale non è farmacologico, ma risiede nella riabilitazione nutrizionale e nel recupero del peso corporeo. Man mano che l’organismo riceve nuovamente l’energia necessaria, il metabolismo basale si regolarizza, la massa muscolare cardiaca viene ripristinata e la frequenza cardiaca torna gradualmente a livelli normali.
È fondamentale che questo processo avvenga sotto stretto monitoraggio medico per evitare la sindrome da rialimentazione e per gestire eventuali sbalzi del ritmo cardiaco durante le prime fasi della cura. Un approccio multidisciplinare, che includa cardiologi, nutrizionisti e psicoterapeuti esperti in CBT-E, è la via d’elezione per garantire la sicurezza del paziente e la guarigione a lungo termine.
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