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Ipotensione ortostatica

L’ipotensione ortostatica, nota anche come ipotensione posturale, rappresenta una delle complicanze mediche più frequenti e clinicamente rilevanti nel contesto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA). Si definisce come una riduzione significativa della pressione arteriosa che si verifica entro tre minuti dal passaggio dalla posizione distesa o seduta a quella eretta. Dal punto di vista clinico, si diagnostica in presenza di un calo della pressione sistolica (la massima) di almeno 20 mmHg o della pressione diastolica (la minima) di almeno 10 mmHg.

In un organismo sano, quando ci alziamo in piedi, la forza di gravità sposta naturalmente una quota di sangue verso le gambe e l’addome. Per evitare che la pressione cali troppo e che il cervello riceva meno ossigeno, il sistema nervoso autonomo attiva dei riflessi immediati : aumenta la frequenza cardiaca e restringe i vasi sanguigni. Nei pazienti affetti da patologie come l’anoressia nervosa o la bulimia nervosa, questi meccanismi di compenso sono spesso gravemente compromessi a causa della malnutrizione e della disidratazione.

Perché si manifesta nei disturbi alimentari

L’insorgenza dell’ipotensione ortostatica nei pazienti con DCA è raramente dovuta a un unico fattore, essendo piuttosto il risultato di una combinazione di squilibri fisiologici :

  • Ipovolemia e disidratazione : la restrizione di liquidi o, più comunemente, la perdita di fluidi attraverso il vomito autoindotto e l’uso di diuretici riduce il volume totale di sangue circolante. Con meno sangue nei vasi, il corpo fatica a mantenere la pressione costante quando cambia posizione.
  • Atrofia del muscolo cardiaco : la malnutrizione proteico-energetica cronica porta l’organismo a consumare i propri tessuti per sopravvivere. Anche il cuore, essendo un muscolo, può ridursi in massa e volume (piccolo cuore dell’anoressica), diventando meno efficiente nel pompare sangue con la forza necessaria.
  • Squilibri elettrolitici : la carenza di potassio, magnesio e sodio altera la capacità dei vasi sanguigni di contrarsi correttamente e influisce sulla conduzione elettrica del cuore.
  • Bradicardia : la frequenza cardiaca molto bassa, tipica dello stato di inedia, rallenta la risposta riflessa necessaria per contrastare la forza di gravità durante l’ortostatismo.

Sintomi e segnali di allarme

L’ipotensione ortostatica si manifesta con una serie di sintomi che il paziente avverte quasi esclusivamente nel momento in cui si alza dal letto o da una sedia. La gravità della sintomatologia può variare da un lieve fastidio a episodi di perdita di coscienza :

  • Vertigini e capogiri : la sensazione di instabilità è il sintomo più comune e immediato.
  • Visione offuscata o “a tunnel” : la riduzione del flusso sanguigno alla retina e alla corteccia visiva provoca un temporaneo oscuramento della vista o la comparsa di macchie scure.
  • Sincope e pre-sincope : nei casi più severi, il calo pressorio è talmente brusco da causare uno svenimento improvviso, con conseguente rischio di traumi fisici e cadute.
  • Stato confusionale e debolezza : la persona può sentirsi stordita, avere difficoltà a concentrarsi o percepire una spossatezza estrema che rende faticoso persino rimanere in piedi per pochi minuti.

Implicazioni cliniche e valutazione

In ambito specialistico, il riscontro di ipotensione ortostatica è considerato un indicatore di rischio fisico significativo. Durante le visite di monitoraggio, il medico misura la pressione e la frequenza cardiaca in due momenti : prima con il paziente disteso da almeno cinque minuti e poi dopo uno e tre minuti in posizione eretta. Se il calo pressorio è accompagnato da un aumento eccessivo della frequenza cardiaca (tachicardia posturale), ciò suggerisce una grave disidratazione; se invece la frequenza cardiaca non aumenta nonostante il calo della pressione, potrebbe esserci una disfunzione del sistema nervoso autonomo legata alla malnutrizione estrema.

Questa condizione non va sottovalutata perché riflette uno stato di fragilità organica che espone il paziente a rischi cardiovascolari e a complicazioni metaboliche. Inoltre, l’ipotensione costante può alimentare il senso di affaticamento e depressione, ostacolando il percorso di riabilitazione psicoterapeutica.

Trattamento e gestione

Il trattamento definitivo dell’ipotensione ortostatica nei DCA coincide con la riabilitazione nutrizionale e il recupero del peso corporeo. Tuttavia, nel breve termine, sono necessari interventi mirati per garantire la sicurezza del paziente :

  • Riedratazione controllata : l’aumento dell’introito di liquidi ed elettroliti è fondamentale per ripristinare il volume sanguigno, ma deve avvenire sotto supervisione medica per evitare la sindrome da rialimentazione.
  • Strategie comportamentali : si consiglia al paziente di alzarsi molto lentamente, sostando alcuni minuti seduto sul bordo del letto prima di mettersi in piedi, e di evitare docce troppo calde che possono dilatare ulteriormente i vasi sanguigni.
  • Utilizzo di calze a compressione graduata : possono aiutare a ridurre il ristagno di sangue nelle gambe, favorendo il ritorno venoso verso il cuore.

In conclusione, l’ipotensione ortostatica è un segnale che il corpo invia per comunicare il suo stato di esaurimento energetico e idrico. La sua risoluzione è un passo fondamentale nel percorso di cura, segnando spesso l’inizio di una ripresa della funzionalità cardiaca e di un miglioramento globale della qualità della vita del paziente.

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