L’ipotensione ortostatica, nota anche come ipotensione posturale, rappresenta una delle complicanze mediche più frequenti e clinicamente rilevanti nel contesto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA). Si definisce come una riduzione significativa della pressione arteriosa che si verifica entro tre minuti dal passaggio dalla posizione distesa o seduta a quella eretta. Dal punto di vista clinico, si diagnostica in presenza di un calo della pressione sistolica (la massima) di almeno 20 mmHg o della pressione diastolica (la minima) di almeno 10 mmHg.
In un organismo sano, quando ci alziamo in piedi, la forza di gravità sposta naturalmente una quota di sangue verso le gambe e l’addome. Per evitare che la pressione cali troppo e che il cervello riceva meno ossigeno, il sistema nervoso autonomo attiva dei riflessi immediati : aumenta la frequenza cardiaca e restringe i vasi sanguigni. Nei pazienti affetti da patologie come l’anoressia nervosa o la bulimia nervosa, questi meccanismi di compenso sono spesso gravemente compromessi a causa della malnutrizione e della disidratazione.
L’insorgenza dell’ipotensione ortostatica nei pazienti con DCA è raramente dovuta a un unico fattore, essendo piuttosto il risultato di una combinazione di squilibri fisiologici :
L’ipotensione ortostatica si manifesta con una serie di sintomi che il paziente avverte quasi esclusivamente nel momento in cui si alza dal letto o da una sedia. La gravità della sintomatologia può variare da un lieve fastidio a episodi di perdita di coscienza :
In ambito specialistico, il riscontro di ipotensione ortostatica è considerato un indicatore di rischio fisico significativo. Durante le visite di monitoraggio, il medico misura la pressione e la frequenza cardiaca in due momenti : prima con il paziente disteso da almeno cinque minuti e poi dopo uno e tre minuti in posizione eretta. Se il calo pressorio è accompagnato da un aumento eccessivo della frequenza cardiaca (tachicardia posturale), ciò suggerisce una grave disidratazione; se invece la frequenza cardiaca non aumenta nonostante il calo della pressione, potrebbe esserci una disfunzione del sistema nervoso autonomo legata alla malnutrizione estrema.
Questa condizione non va sottovalutata perché riflette uno stato di fragilità organica che espone il paziente a rischi cardiovascolari e a complicazioni metaboliche. Inoltre, l’ipotensione costante può alimentare il senso di affaticamento e depressione, ostacolando il percorso di riabilitazione psicoterapeutica.
Il trattamento definitivo dell’ipotensione ortostatica nei DCA coincide con la riabilitazione nutrizionale e il recupero del peso corporeo. Tuttavia, nel breve termine, sono necessari interventi mirati per garantire la sicurezza del paziente :
In conclusione, l’ipotensione ortostatica è un segnale che il corpo invia per comunicare il suo stato di esaurimento energetico e idrico. La sua risoluzione è un passo fondamentale nel percorso di cura, segnando spesso l’inizio di una ripresa della funzionalità cardiaca e di un miglioramento globale della qualità della vita del paziente.
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