Nel contesto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA), i diuretici sono sostanze farmacologiche spesso utilizzate in modo improprio come condotta di eliminazione o comportamento compensatorio. Sebbene la loro funzione medica primaria sia quella di favorire l’escrezione di urina per trattare condizioni come l’ipertensione o l’insufficienza cardiaca, nel panorama dell’anoressia nervosa, della bulimia nervosa e di altri disturbi specificati, essi vengono abusati con l’obiettivo illusorio di controllare il peso corporeo o ridurre il senso di gonfiore.
L’abuso di diuretici si basa su un fondamentale malinteso fisiologico : l’idea che la perdita di liquidi corrisponda a una perdita di grasso corporeo. In realtà, l’azione di queste sostanze non influisce minimamente sul tessuto adiposo o sulle calorie assunte durante un’abbuffata. Il calo ponderale che si osserva sulla bilancia dopo l’assunzione di diuretici è esclusivamente il risultato di una disidratazione acuta. Questo cambiamento è temporaneo e viene rapidamente annullato non appena l’organismo ripristina il suo equilibrio idrico naturale.
L’uso cronico e non monitorato di diuretici comporta una serie di pericoli severi per la salute fisica della persona, tra cui :
Uno degli aspetti più complessi dell’abbandono dei diuretici è il cosiddetto edema da rimbalzo. Quando una persona interrompe bruscamente l’assunzione di queste sostanze, l’organismo, che è rimasto in uno stato di disidratazione cronica, reagisce trattenendo massicciamente i liquidi per autodifesa. Questo provoca un rapido aumento di peso e gonfiori visibili a mani, piedi e viso.
Dal punto di vista psicologico, questo fenomeno è estremamente critico : il paziente, vedendo il proprio corpo cambiare così velocemente, vive un’angoscia profonda e un senso di perdita di controllo, che spesso lo spingono a ricorrere nuovamente ai diuretici, alimentando un circolo vizioso difficile da spezzare senza supporto clinico.
Il trattamento dell’abuso di diuretici deve essere integrato in un percorso multidisciplinare. La terapia cognitivo-comportamentale migliorata (CBT-E) è fondamentale per affrontare i pensieri disfunzionali legati all’immagine corporea e alla necessità di controllo. Parallelamente, è necessario un monitoraggio medico stretto per gestire la fase di sospensione dei farmaci, regolarizzare l’apporto di liquidi e trattare gli eventuali squilibri elettrolitici attraverso una graduale riabilitazione nutrizionale. L’obiettivo non è solo fisico, ma mira a ristabilire una consapevolezza corporea autentica, liberata dall’ossessione per il numero sulla bilancia.
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