Nel contesto della salute mentale e, in particolare, nello studio dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, la derealizzazione rappresenta uno dei fenomeni dissociativi più complessi e, spesso, spaventosi per chi lo sperimenta. Si tratta di un’alterazione della percezione del mondo esterno che porta l’individuo a sentirsi distaccato dalla realtà circostante, come se si trovasse in un sogno o dietro una barriera invisibile. Sebbene non sia un disturbo psicotico, la sua intensità può compromettere significativamente la qualità della vita, diventando un segnale di allarme per un carico emotivo che l’organismo non riesce più a gestire in modo funzionale.
La derealizzazione è definita come un’esperienza soggettiva di irrealtà o distacco nei confronti dell’ambiente esterno. Chi vive un episodio di questo tipo descrive spesso una sensazione di estraneità verso luoghi e persone familiari. Nello specifico: il mondo appare privo di vividezza, i colori possono sembrare spenti o, al contrario, eccessivamente brillanti, e gli oggetti possono essere percepiti come distorti nella loro forma o dimensione.
Un elemento fondamentale per distinguere la derealizzazione da una condizione psicotica è l’integrità del test di realtà: la persona è perfettamente consapevole che ciò che sta provando è un’alterazione percettiva e non una nuova realtà oggettiva. Questa consapevolezza è fonte di grande angoscia, poiché il soggetto teme spesso di “impazzire” o di aver subito danni cerebrali permanenti.
I sintomi della derealizzazione possono variare da persona a persona, ma alcune caratteristiche sono ricorrenti. Ecco i segnali più comuni :
In ambito clinico, è frequente riscontrare fenomeni di derealizzazione in pazienti affetti da Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa o Binge Eating Disorder. In questi casi, la dissociazione funge spesso da meccanismo di difesa estremo. Quando l’ansia legata al peso, alle forme corporee o a traumi sottostanti diventa intollerabile, la mente “stacca la spina” dalla realtà esterna per proteggersi da un dolore eccessivo.
Spesso, la derealizzazione si accompagna alla depersonalizzazione, ovvero il sentirsi estranei al proprio corpo. Per un paziente con DCA, questo distacco può facilitare i comportamenti restrittivi o le abbuffate, poiché la persona non percepisce più il corpo come “proprio” e ne ignora i segnali biologici di fame o dolore. Inoltre, la malnutrizione stessa e gli squilibri elettrolitici possono esacerbare questi stati dissociativi, creando un circolo vizioso tra sofferenza fisica e psichica.
La derealizzazione non compare quasi mai nel vuoto, ma è il risultato di una combinazione di fattori. Tra i principali troviamo :
Guarire dalla derealizzazione è possibile, specialmente quando si affronta la causa sottostante. Il trattamento d’elezione è la psicoterapia, in particolare l’approccio cognitivo-comportamentale (CBT) o la terapia dialettico-comportamentale (DBT), che aiutano il paziente a regolare le emozioni e a gestire l’ansia senza ricorrere alla dissociazione.
Molto utili sono le tecniche di grounding (ancoraggio), esercizi pratici che servono a riportare l’attenzione al momento presente e al mondo fisico. Ad esempio: descrivere a voce alta cinque oggetti blu nella stanza, annusare un profumo intenso o toccare una superficie fredda. Queste azioni aiutano il cervello a riconnettersi con la realtà esterna, riducendo gradualmente la sensazione di irrealtà. Fondamentale, infine, è un percorso nutrizionale adeguato per ripristinare l’equilibrio fisiologico, specialmente nei casi in cui la derealizzazione è alimentata dalle conseguenze di un disturbo alimentare.
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