Nel contesto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DNA) e della psicologia clinica, il catastrofismo, o pensiero catastrofico, rappresenta una delle distorsioni cognitive più frequenti e invalidanti. Si tratta di un processo mentale che porta l’individuo a sovrastimare la probabilità di eventi negativi e, contemporaneamente, a percepirne le conseguenze come assolutamente insopportabili e prive di rimedio. Chi soffre di questa distorsione non si limita a preoccuparsi, ma vive ogni imprevisto o errore come l’inizio di un disastro inevitabile.
Nelle persone che lottano con un rapporto conflittuale con il cibo, il catastrofismo si attiva spesso dopo piccoli scostamenti da regole alimentari rigide. Un singolo biscotto fuori programma non viene visto come un evento isolato, ma come il segnale di un fallimento totale che porterà a conseguenze estreme. Alcuni esempi comuni includono :
Il cervello di chi catastrofizza è programmato per detestare l’incertezza. Invece di tollerare il dubbio su cosa accadrà, la mente preferisce paradossalmente scegliere lo scenario peggiore : questo funge da scorciatoia cognitiva per smettere di valutare mille variabili diverse, ma al costo di un’ansia paralizzante. Questo meccanismo alimenta un circolo vizioso : più si creano scenari drammatici per prepararsi al peggio, più il sistema di allarme interno si sensibilizza, rendendo la persona sempre più vulnerabile allo stress.
Il catastrofismo non è solo un pensiero astratto, ma guida azioni concrete che possono peggiorare il disturbo alimentare. Tra queste troviamo :
La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) offre strumenti efficaci per contrastare il catastrofismo. Il primo passo è la diffusione cognitiva : imparare a vedere il pensiero catastrofico come un semplice evento mentale e non come un referto medico o una verità oggettiva. Tecniche come la valutazione delle prove a favore e contro un pensiero aiutano a riportare la realtà su un piano più probabile e meno drammatico. Un altro approccio utile è lo scenario peggiore smart : invece di farsi travolgere dalla paura, si analizza razionalmente cosa si farebbe se l’evento temuto accadesse davvero, scoprendo spesso di avere molte più risorse di quelle che il pensiero catastrofico vorrebbe far credere.
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