Nel contesto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, il termine bias cognitivo, spesso indicato come distorsione del pensiero, si riferisce a una modalità sistematica e involontaria di elaborare le informazioni che porta a interpretazioni errate o irrazionali della realtà. Questi schemi mentali non sono semplici errori occasionali, ma rappresentano veri e propri “binari” lungo i quali il pensiero si muove in modo automatico, influenzando profondamente le emozioni e i comportamenti di chi soffre di un DCA. In ambito clinico, identificare questi bias è un passaggio fondamentale, poiché essi costituiscono il motore che alimenta e mantiene nel tempo la psicopatologia del disturbo.
Le distorsioni cognitive possono manifestarsi in diverse forme, ognuna delle quali contribuisce a consolidare il rapporto disfunzionale con il cibo e con il proprio corpo. Tra le più comuni riscontrate nella pratica clinica troviamo :
Il bias cognitivo gioca un ruolo cruciale nella cosiddetta distorsione dell’immagine corporea. Molti studi indicano che i pazienti con disturbi alimentari presentano un bias attentivo verso gli stimoli legati al corpo e al cibo. Questo significa che la loro mente seleziona ed enfatizza solo le informazioni che confermano le loro paure. Se una persona con Anoressia Nervosa si guarda allo specchio, la sua mente potrebbe “filtrare” la visione concentrandosi esclusivamente sulle zone che considera critiche, deformando la percezione globale della propria figura. Questa distorsione rende estremamente difficile per il paziente accettare i dati oggettivi, come il peso sulla bilancia o le rassicurazioni dei medici, perché la loro “verità” interna è mediata da un pensiero distorto.
Le distorsioni del pensiero creano un circolo vizioso difficile da interrompere senza un aiuto specialistico. Quando un bias cognitivo si attiva, esso genera un’emozione negativa intensa (ansia, colpa, vergogna) che spinge la persona a mettere in atto un comportamento disfunzionale (restrizione estrema, vomito autoindotto, esercizio fisico compulsivo) per gestire quel disagio. Il sollievo temporaneo che ne deriva rinforza il bias iniziale, rendendolo ancora più radicato. Per questo motivo, nei disturbi alimentari si parla di psicopatologia nucleare : la valutazione di sé rimane ancorata esclusivamente al controllo del peso e delle forme corporee attraverso questi meccanismi di pensiero.
La terapia d’elezione per affrontare queste distorsioni è la CBT-E (terapia cognitivo-comportamentale migliorata). L’obiettivo del trattamento non è solo regolarizzare l’alimentazione, ma agire attivamente sulla ristrutturazione cognitiva. Il paziente impara a :
Attraverso questo percorso, la persona acquisisce strumenti per guardare al cibo e al proprio corpo con maggiore oggettività, riducendo l’influenza dei bias e promuovendo una guarigione che sia non solo fisica, ma soprattutto mentale e psicologica.
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